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Il Pd è nel caos. La fissazione delle primarie per la scelta dei vertici regionali ha trovato in Sicilia un partito diviso per bande, ognuna delle quali pronta alle barricate.In un vuoto totale di legittimazione interna e di disastro organizzativo, la scelta dettata da Roma di sospendere i congressi di circolo e di andare al voto, domenica, senza un minimo di dibattito, ha suscitato una rivolta. Più forte in alcune province, meno in altre ma sempre dentro un clima di rissa generale che, comunque vada a finire, non promette alcun risultato attendibile, né in grado di reggere alla prova delle fasi successive. Il confronto tra idee e programmi dei due contendenti, Davide Faraone, renziano d’osservanza, e Teresa Piccione, sostenitrice di Nicola Zingaretti, non affiora neanche in sottofondo rispetto al frastuono di diffide e intimazioni, ricorsi e denunce alla procura, come a Catania, dove il semplice annuncio di iniziative con i gazebo, ha indotto i sostenitori del voto senza congressi a denunciare alla Procura chi, in nome del Pd, dovesse avanzare istanze di occupazione del suolo pubblico. In questo contesto c’è chi cerca di far finta di niente come se tutto ciò fosse normale e fisiologico in un’attività di partito che dovrebbe essere di partecipazione, dibattito, confronto e scelta, in totale libertà, delle posizioni da assumere. In provincia di Ragusa sulle posizioni di Faraone c’è innanzitutto Nello Dipasquale, deputato all’Ars, renziano dichiarato, dopo essere stato nel megafono di Crocetta e ancor prima, per 18 anni, in Forza Italia. Anche qui i circoli sono in fermento: Vito Piruzza indica il voto a Teresa Piccione come l’unica possibilità di uscire dalla patologia renziana, ma nessuno sa dove e come potrà discutere prima del voto di domenica.  

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