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Raffaele Lombardo, presidente della Regione dal 2008 al 2012 e politico di lungo corso tra i più potenti in Sicilia negli ultimi vent’anni è stato condannato ad un anno di reclusione per voto di scambio. Insieme a lui condanna anche per il figlio Toti, deputato all’Ars dal 2012 al 2017. La sentenza della Corte d’Appello ribalta quella del tribunale, che era stata di assoluzione, e lascia a Lombardo e agli altri imputati solo il vaglio della Cassazione. Il processo è nato da un’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso. Cominciata nel 2012 quando a essere indagato, poi archiviato, era l'attuale assessore del Comune di Catania Alessandro Porto. Tirato in ballo dalle dichiarazioni del pentito del clan mafioso Cappello Gaetano D'Aquino. A distanza di qualche mese, iniziano a essere iscritti nel registro degli indagati anche i protagonisti di questa vicenda, ma secondo i difensori era già chiaro che il reato contestato sarebbe stato il voto di scambio semplice. Secondo l'accusa, per le regionali 2012 e per le politiche 2013, i Lombardo avrebbero concesso posti di lavori nel settore della nettezza urbana in cambio di voti. Nella prima tornata elettorale era candidato Lombardo junior, mentre il padre qualche mese dopo provava la scalata al Senato. A beneficiarne sarebbero l'ex consigliere della prima municipalità in quota Movimento per le autonomie Ernesto Privitera - nel ruolo di intermediario - e due suoi parenti, il cugino Angelo Marino e il cognato Giuseppe Giuffrida.  Lombardo, che aveva gustato l’assoluzione in primo grado, l’ha presa male ed ha parlato di un misfatto, annunciando ricorso in Cassazione. Dopo una sentenza di primo grado ipermotivata di assoluzione "perché il fatto non sussiste" – obietta Lombardo – come è possibile una condanna senza alcuna nuova prova a nostro carico?  Il processo s’è giocato anche sulla utilizzabilità delle intercettazioni, contestate dalla difesa, perché erano state disposte nell’ipotesi di reato di voto di scambio politico-mafioso. Per Lombardo rimane ancora aperto lo scenario del processo principale in cui è imputato per associazione mafiosa.

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