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Appena un anno fa era stato condannato per sequestro di persona, rapina e violenza sessuale aggravata. Condannato a 2 anni e sei mesi, rimase in cella solo 4 giorni: appena un anno di arresti domiciliari e poi libertà con obbligo di dimora.

Obbligo che non gli ha impedito di tornare a colpire.

Sergio Palumbo, 26 anni, sposato e con due bambini, cocainomane, la notte di lunedì scorso torna all’attacco con modalità tanto violente, quanto ingegnose. E per una giovane donna che aveva appena festeggiato il suo compleanno e stava rientrando a casa è una notte da incubo.

Palumbo alle 2 di notte si pone al centro della carreggiata e all’arrivo dell’auto guidata dalla donna, sola in macchina, si sbraccia per chiedere aiuto. Dice di avere bisogno di chiamare i soccorsi perché la moglie sta male e, appena può, apre lo sportello, afferra il telefono e minaccia la donna con una grossa pietra. Quindi una notte di violenze che gli investigatori, dal racconto della donna, riscontrato in ogni elemento, ricostruiscono nel dettaglio.

E’ lunedì 2 settembre, la donna ha festeggiato il suo compleanno a casa di amici vicino al mare, in una località della riviera iblea; a fine serata, intorno alle 2.00, fa rientro a casa con la torta avanzata da portare ai suoi familiari ed il regalo ricevuto dagli amici. E’ sola in auto e vede un uomo sbracciarsi al centro della strada che chiede aiuto. Non può non fermarsi, altrimenti lo avrebbe investito e lei pensa davvero sia accaduto qualcosa di grave. L’uomo le chiede di aiutarlo perché la moglie – dice – ha avuto un malore e ha bisogno di chiamare i soccorsi.. In effetti era solo e la moglie si trovava a casa.

Quando la ragazza prende il telefono per chiamare i soccorsi, ancora seduta in macchina, lui lo strappa dalle mani, infila il braccio dal finestrino ed apre lo sportello. Con una grossa pietra in mano minaccia di ucciderla se non si fosse spostata sul lato passeggero: la donna è sotto shock e non può fare altro che obbedire. L’uomo si mette alla guida e porta la ragazza nella zona del cimitero di Vittoria, cerca una strada isolata ed al buio, ferma l’auto, prende il portafogli della vittima, la rapina di 250 euro e tira fuori la carta d’identità. Legge ad alta voce – e scandisce - tutti i dati e rivolgendosi alla donna le dice “adesso so tutto di te”, quindi se non voleva avere problemi doveva assecondarlo altrimenti avrebbe ammazzato lei e la sua famiglia.

Dopo averla rapinata, abusa sessualmente di lei; la descrizione resa dalla vittima è talmente atroce che la ragazza ha enormi difficoltà a raccontare l’accaduto. Ormai la vittima era diventata “preda” quindi l’indagato decide di portarla a Marina di Ragusa, in spiaggia, ed addirittura la costringe ad ascoltare i lamenti sulla moglie e la lite avuta poche ore prima con lei. Sono già le 4, nessuno passa da lì, aveva piovuto ed è lunedì notte; la ragazza è sotto shock, continua a pensare che lui sa tutto di lei e poi quelle minacce gravissime. Quindi la riporta a Vittoria e e la violenta ancora. Poi, come se nulla fosse, ma sempre sotto le continue minacce, la fa guidare fino ad una piazzetta vicino casa sua e si fa lasciare li; prima di scendere ribadisce ulteriormente le minacce di morte.

Dopo la notte-incubo, alle 5 del mattino, la vittima per la paura e lo shock per la violenza subita non chiama la polizia, ma chiede aiuto agli amici con i quali ha trascorso il suo compleanno. Loro stanno dormendo tutti, i telefoni sono senza suoneria, la donna decide di inviare un messaggio vocale all’amica che le aveva organizzato la festa: in quel messaggio trova la forza di raccontare tutto, ma l’amica dorme, solo qualche ora dopo ascolta i messaggi e subito si affretta a raggiungerla, ma la ragazza è già in Questura a Ragusa.

Non avendo trovato gli amici, è costretta a chiamare i genitori con i quali convive ma che non voleva far preoccupare. La donna è ferma in macchina, i familiari la raggiungono e la portano in ospedale. I medici chiamano la polizia.

Scattano le indagini lampo.

Le poliziotte che ascoltano il racconto drammatico della giovane donna, chiedono e ottengono tutti i dettagli utili. Ed è grazie a questi che l’analisi della banca restringe il campo ad un gruppo di sospettabili e la vittima riconosce in foto il suo aguzzino.

Appena dodici ore dopo gli agenti fanno irruzione in casa di Palumbo e prendono gli indumenti che indossava la notte prima. Quindi il prelievo di campioni di liquidi biologici per analizzare il Dna e il riscontro sulle tracce rimaste nell’auto della vittima sottoposta alle violenze. Riscontro pieno, ed anche le telecamere di sorveglianza esistenti nei luoghi e lungo il tragitto descritti dalla vittima hanno confermano puntualmente ogni elemento del racconto della donna.

Quindi l’arresto. L’uomo cammina in una strada vicino alla sua abitazione quando, alla vista dell’auto della polizia, tenta di scappare ma è bloccato. La procura convalida il fermo e chiede l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che il gip emette.

Sergio Palumbo, arrestato per vari furti a Scoglitti già due anni fa, poi arrestato e condannato per rapina e violenza sessuale lo scorso anno, è stato sottoposto ad interrogatorio ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.  

Un’operazione investigativa brillante ad opera della squadra mobile che assicura alla giustizia un criminale pericoloso, ad alta propensione di recidività. Appena lo scorso anno era stato condannato per avere violentato e rapinato una donna a Ragusa, anche se in quel caso prima che la violenza potesse consumarsi fino alle estreme conseguenze, la donna era riuscita a divincolarsi e a fuggire.

Non è improbabile che l’uomo sia autore di altri reati simili. Quindi l’appello da parte della squadra mobile - a persone vittime, o a conoscenza, di episodi simili in cui appaiano verosimili le impronte delle scorribande del vittoriese appena arrestato – a prendere contatti con gli uffici per segnalazioni utili. Il numero è 0932 673696.    

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