elio greco mercato sparatoria

 

Che la vittima avesse tentato di nascondere i colpi di pistola subiti e che l’autore si fosse costituito prima che lo trovasse la polizia, potrebbe indurre a minimizzare l’accaduto. Che invece è molto grave e fa risuonare un forte campanello d’allarme. Venerdì sera al pronto soccorso dell’ospedale Guzzardi di Vittoria si è presentato Raffaele Giudice,57 anni, imprenditore dei trasporti operante nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, con precedenti per associazione mafiosa, fin dai tempoi dell’operazione Squalo degli anni ’90. Presentava una ferita d’arma da sparo ma la spiegazione ai medici non parve convincente. Scatta la segnalazione alla polizia e cominciano le indagini. Quando la vera dinamica dei fatti comincia a prendere corpo, anche con il nome del presunto autore della sparatoria, questi, Emanuele Greco, detto Elio, 59 anni, anch’egli con precedenti per mafia al punto da essere ritenuto legato al clan della Stidda, si presenta e si fa arrestare. Peraltro, dopo avere sparato a Giudice, aveva cercato di soccorerlo. Scattano le manette per tentativo d’omicidio. E quale che sia stato il movente, si tratta di un fatto gravissimo e inquietante che fa temere il ritorno di regolamenti di conti a colpi di pistola dentro un circuito d’affari criminale che avvolge il mercato. La biografia dei due soggetti e la loro caratura mafiosa non lascia adito a dubbi. Peraltro a gennaio scorso ad Emanuele Greco erano stati sequestrati beni per 35 milioni di euro. Il suo business è negli imballaggi ed è proprio questo il settore sul quale viaggiano tutte le spinte mafiose fino a condizionare pesantemente l’attività all’interno del mercato. Stamane il gip Ivano Infarinato si è recato in carcere per tenere la seduta camera sulla convalida del provvedimento. Secondo prassi, il magistrato si è riservata la decisone che nelle prossime ore dovrebbe essere resa nota. Molto improbabile comunque che la necessità della misura cautelare possa essere messa in discussione, almeno sulla base dei fatti accaduti e del profilo dei protagonisti. Secondo gli inquirenti, Greco sarebbe stato coinvolto nel tentativo di monopolizzare il settore degli imballaggi dei prodotti ortofrutticoli del mercato di Fanello. La vittima ferita a colpi d’arma da fuoco era invece stata arrestata in una delle tante operazioni condotte dalle forze dell’ordine su presunte attività malavitose nel territorio ipparino, effettuate in particolare negli ultimi 3 anni. Sia Greco che la vittima, secondo gli inquirenti sarebbero stati in questi ultimi tempi rivali in affari, con una serie di diversità di vedute acuitesi nel tempo e ora sfociate nella sparatoria di venerdì sera. Secondo quanto emerso a gennaio scorso in occasione del sequestro da 35 milioni Greco e gli uomini della Stidda avrebbero stretto i rapporti per gestire il mercato degli imballaggi destinati alle produzioni ortofrutticole di Vittoria. Questo si legge nel provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta della Dda della Procura di Catania. La Guardia di Finanza in quel caso sequestrò 42 immobili, dei quali 26 fabbricati e 16 terreni situati nel territorio di Vittoria, 20 titoli e rapporti finanziari, un’autovettura, una motocicletta e otto imprese. Greco in passato è stato rinviato a giudizio per la sua partecipazione, dal 2012 al 2017, a Cosa Nostra, con il clan Rinzivillo attivo nelle provincie di Caltanissetta e Ragusa. Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti dal Gico di Catania, hanno permesso di “ricostruire il quadro di imprese di fatto gestito da Greco, individuandone gli asset patrimoniali illecitamente accumulati nonché l’acquisizione di beni privati con risorse finanziarie di provenienza illecita”. Greco, secondo l’accusa, faceva parte di un cartello di imprenditori che si “sostenevano reciprocamente acquisendo il predominio del settore, dettando le regole del gioco anche agli operatori che non partecipavano al cartello mafioso, senza peraltro avere la necessità di ricorrere all’uso della violenza, dividendosi i lucrosi guadagni”. Uno dei figli di ‘Elio’ Greco e un dipendente delle sue imprese sono stati rinviati a giudizio, nel marzo 2017, con l’accusa di minaccia continuata al giornalista Paolo Borrometi.

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