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Un bando annunciato come l’alfiere della legalità che finalmente verrebbe riportata nel mercato di Vittoria e che invece ne ripropone il male più grave: l’impasto illecito tra due attività che dentro il mercato dovrebbero essere distinte e autonome e che invece sono confuse e intrecciate, in danno della trasparenza, della verificabilità, della correttezza della formazione del prezzo di gestione. Secondo l’ex sindaco Francesco Aiello ne consegue che proprio il bando ribadisce e propone un mercato fortemente controllato dalla figura del commissionario-commerciante, il quale fattura direttamente non la propria provvigione ma la vendita del prodotto, direttamente all’ipotetico acquirente, rilasciando altra fattura di acquisto al produttore. Questa doppia illecita fatturazione è stata ignorata dalle precedenti amministrazioni che non hanno separato le due funzioni ma le hanno concentrate nella figura del concessionario, figura – osserva Aiello – commercialmente inesistente, ma capace di contenere ed imbrigliare le due funzioni: un’operazione costruita lentamente e poi avallata da ineffabili controlli di legalità, previo accordo con le amministrazioni comunali più compiacenti.  E il bando da una parte pretende di riportare la legalità, ma dall’altra avalla il sistema malato sul quale, secondo l’ex sindaco, prospera l’illegalità. Non si fa più riferimento all’attività svolta, commissionaria o grossista, ma alla natura della locazione del box, che è una concessione d’uso di uno spazio pubblico per l’esercizio di una qualche attività, grossista o commissionaria che sia. E invece il bando voluto dai commissari prefettizi mantiene l’attività esercitata illegalmente dal “commissionario-commerciante” e il sistema della due fatture separate e differenti che diluisce nel fatturato generale la provvigione incassata, forse anche in detrazione secca rispetto al prezzo esibito al produttore, indipendentemente dal vero e reale prezzo di vendita. Inoltre la modifica apportata al bando, oltre a mantenere vivo il vizio di fondo, pone un problema per il limite degli 80 mila annui di fatturato: sono 80 mila euro di provvigione fatturata dal commissionario o di prodotto venduto rispetto a cui la provvigione sarebbe di appena 8 mila euro? Per Aiello il bando non vuole affrontare i veri temi del mercato, pensando che i problemi di legalità si risolvano cambiando le insegne delle ditte “concessionarie”, a prescindere da ciò che fanno, dal modo in cui lo fanno, da ciò e da quanto hanno fatturato.

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