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Il blitz è scattato ieri, ma il procedimento penale era aperto da tempo. Dovrebbe accertare tutte le anomalie, le irregolarità e i reati verosimilmente commessi nella procedura per l’assegnazione di sei box del mercato di Vittoria.  A giugno 2016 finisce l’amministrazione Nicosia di centrosinistra e subentra quella guidata da Giovanni Moscato, di destra o centrodestra. E il nuovo sindaco riprende quella procedura e la ripropone. Quindi una nuova commissione per l’assegnazione dei sei box. Nel frattempo sono passati due anni e anche questa volta l’iter non giunge a compimento. Ne nasce un contenzioso (su questo fronte l’istanza cautelare ora rigettata dal Tar) ed anche un procedimento penale. A quella denuncia di Nicosia si aggiunge quella di Cesare Campailla, del movimento “Sorgi Vittoria”, che segnala la misteriosa sparizione di alcuni fascicoli. Si apre quindi il procedimento penale che vede cinque indagati: non sono pubblici amministratori, né politici, ma dirigenti o funzionari del Comune. Rispondono degli atti compiuti proprio in relazione a quella procedura, mai andata in proto, di assegnazione dei sei box nel mercato. Si tratta in partica dei segretari e dei componenti la commissione. Oggetto dell’inchiesta quindi è un singolo tassello del più ampio mosaico di polemiche e veleni sul quale la città sta vivendo uno scontro tra i commissari prefettizi nominati per amministrarla ed esponenti delle precedenti amministrazioni e quindi dei partiti e dei vari gruppi politici e sociali che li hanno espressi. Vero o falso che in quarant’anni, come ha detto Dispenza, i box dentro il mercato siano stati assegnati alle famiglie con metodo mafioso? Questo dubbio non può rimanere. Il punto interrogativo va rimosso. E alla città va servita la verità: chiara, documentata, incontestabile, convincente.

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