exitpollllllllllllllllllll

 

Indagini più lunghe del previsto, gli arresti eclatanti un anno e mezzo fa, tante polemiche e in mezzo lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Vittoria. Dopo tre anni l’inchiesta exit poll arriva in udienza. E’ ancora quella preliminare – lunedì dinanzi al gup del tribunale di Catania - per il rinvio a giudizio. Esito che comunque, neanche i diretti interessati che si ritengono vittima di un clamoroso abbaglio, mettono in discussione. Si chiama “Exit poll”, con chiaro riferimento al momento elettorale come oggetto del voto di scambio politico-mafioso, ed è il procedimento che il 21 settembre 2017 portò all’arresto di sei persone, tra cui l’ex sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, in carica dal 2006 al 2016 e il fratello Fabio in quel momento consigliere comunale in carica. I fatti contestati sono attinenti alle amministrative 2016, sfociate nell’elezione a sindaco di Giovanni Moscato, indagato per corruzione. In quelle ordinanze di custodia cautelare (revocata per l’ex sindaco) la commissione prefettizia, che ha compiuto l’istruttoria amministrativa poi sfociata nello scioglimento, ha attinto a piene mani. Lunedì, imputati in attesa delle decisioni del gup sul rinvio a giudizio, oltre ai fratelli Nicosia  l’altro ex primo cittadino, Giovanni Moscato, gli ex assessori della giunta Nicosia Nadia Fiorellini e Francesco Cannizzo, Vincenzo Gallo, Giombattista Puccio, Venerando Lauretta, Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta. Le accuse sono per alcuni di voto di scambio politico-mafioso, per altri di corruzione elettorale e reati vari.

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