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Un’analisi immediata e inappuntabile: che c’entra la mafia con un pregiudicato che, ubriaco, drogato e senza patente, si mette alla guida di un suv e a folle corsa travolge e uccide due bambini sul marciapiede dinanzi all’uscio di casa? No, è la risposta più logica: la mafia ha altre sembianze e compie tutt’altre azioni per perseguire i propri interessi. E ciò anche se quel brutto ceffo è il figlio di un pluripregiudicato, Emanuele Greco, detto Elio, in carcere per tentativo d’omicidio, imputato anche di associazione mafiosa e ritenuto affiliato, nel tempo, sia alla “Stidda” del clan Carbonaro Dominante che alla cosca gelese di Cosa Nostra cui era a capo il boss Rinzivillo. Poi però si scopre che Rosario Greco, quella sera dell’11 luglio in cui uccise i due bambini, anziché essere libero di scorazzare alla guida del suv avrebbe potuto, e dovuto, essere già in carcere, per tentativo d’omicidio. Quattro settimane prima aveva accoltellato un uomo che però, per paura di ritorsioni, non l’aveva denunciato. E perché questa paura, dinanzi ad un “piccolo” criminale come tanti il quale tenta di ammazzare un uomo sol perché ritiene che lo abbia guardato mentre addentava un panino? E un altro tentativo d’omicidio non denunciato dalla vittima riguarda il padre, Elio Greco, oggi in carcere perché gli inquirenti hanno scoperto il fatto, pur dinanzi alle menzogne reiterate della vittima la quale negava di essere stato sparato da Greco. E allora, siamo sicuri, che la strage dei bambini sia del tutto estranea alle logiche, alle dinamiche, all’azione della mafia, o comunque di criminali che ne mutuano la forza intimidatrice, al punto che le vittime, che hanno rischiato di essere ammazzate, negano tutto agli inquirenti? L’episodio che riguarda Elio Greco risale all’aprile scorso quando il cosiddetto ”re degli imballaggi” del mercato di Vittoria (cui di recente sono stati sequestrati beni per 35 milioni di euro) sparò e ferì ad una gamba l’imprenditore dell’autotrasporto Raffaele Giudice il quale, pur di non denunciare Greco, mentì ai medici del pronto soccorso ed anche agli investigatori che però trovarono le prove di tutto. Stesso cliché il 15 giugno scorso, quando Rosario Greco accoltellò un uomo, che conosceva appena di vista, davanti a un camion dei panini a Vittoria. Solo tre giorni fa gli inquirenti hanno potuto procedere contestando a Greco, nel frattempo in carcere per il duplice omicidio stradale dell’11 luglio, il reato di tentato omicidio, perché quella coltellata poteva risultare mortale.  E’ stato ricostruito che la sera del 15 giugno Rosario Greco si trovava davanti a un camion dei panini parcheggiato nel piazzale di Vittoria noto come «ex campo di concentramento». Nell'attesa avrebbe incrociato lo sguardo della vittima, un uomo sui 35 anni, iniziando a provocarla per scatenare una lite. «Chi talii?», avrebbe detto Greco. L'altro avrebbe provato a giustificarsi, dicendo che non era lui che stava guardando. La risposta, però non è bastata a Greco, che ha avvicinato la vittima cercando lo scontro fisico, nonostante il tentativo di un amico pluripregiudicato di farlo calmare. Solo per qualche momento Greco avrebbe desistito per poi estrarre un coltello e colpire il 35enne all'addome.  Dopo l'accoltellamento si scatenò un fuggi fuggi generale. L’uomo accoltellato rimase solo, credette che la ferita non fosse grave e raggiunse da solo il pronto soccorso. Ma le sue condizioni si rivelarono critiche e fu sottoposto a un intervento chirurgico. Nei giorni successivi, il medico legale confermò che quella coltellata poteva essere mortale.  Nel frattempo la polizia - avvisata dal personale dell'ospedale - ha avviato le indagini. Sono state ricostruite quelle ore e acquisiti alcuni filmati delle telecamere di videosorveglianza del piazzale dove si trova il camion dei panini. Successivamente gli agenti hanno ascoltato la vittima, al risveglio dell'operazione. L'uomo ha prima cercato di negare quanto accaduto parlando, come aveva fatto con i medici prima, di un incidente accidentale e autonomo. Ma ha finito per ammettere di avere avuto una lite con Greco, che conosceva solo di vista e che quella sera aveva solo guardato. «Ho avuto paura di denunciare», ha risposto agli investigatori che gli chiedevano perché non si fosse rivolto alle forze dell'ordine. Stesso timore che avrebbe spinto diversi testimoni a scappare e restare in silenzio, per poi, davanti all'evidenza, raccontare alla polizia quanto accaduto.  Vittime sparate o accoltellate che non denunciano e tentano di negare tutto anche dinanzi all’evidenza. Vittime che hanno paura di Emanuele Greco, detto Elio, e di Rosario Greco, padre e figlio. Ciò che crea questa paura è qualcosa che ha a che fare con la mafia? Di certo c’è che, se quella paura non ci fosse stata, Rosario Greco l’11 luglio non sarebbe stato libero di scorazzare su un suv e di uccidere due bambini. Di certo c’è che se quell’uomo, accoltellato senza alcuna colpa, non avesse avuto paura – e se non avessero avuto paura anche i testimoni casuali – Alessio e Simone sarebbero ancora con noi. Liberi di giocare dinanzi all’uscio di casa.

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