facciata chiesa san giovanni

 

Una disavventura ricca di spunti su cui riflettere. La racconta in questa lettera che pubblichiamo di seguito Liliana Blanco, giornalista di Gela, protagonista - involontaria - della vicenda. Da 11 anni posseggo un piccolo bivani a Ragusa in zona San Giovanni divenuta dormitorio di immigrati. Quando ho acquistato l’immobile mi illudevo di fare un investimento perché in quella zona era stata aperta la sezione distaccata della facoltà di Giurisprudenza di Catania, e invece sono rimasta investita perché oggi il quartiere ha assunto tutt’altro aspetto che una strada frequentata da studenti. Per ottenere una piccola rendita, do in affitto il bivani e nel mese di aprile sono stata contattata dall’associazione ‘Tetti colorati’ con sede in via Ecce Homo, 259 a Ragusa presso la Caritas diocesana. L’associazione si occupa di trovare alloggi per gli immigrati e, a detta degli operatori, per favorire l’integrazione. Mi hanno proposto un giovane sudanese che avrebbero aiutato con i pagamenti mettendo a disposizione una modesta cifra. Per i primi mesi tutto è andato bene: il ragazzo era persona perbene, curava l’immobile e pagava l’affitto con l’aiuto dell’associazione che avrebbe dovuto anche vigilare sulla conduzione corretta dell’appartamentino, cosa che non mi risulta. Tutto bene per i mesi pagati non appena il giovane Ibhraim Adam, avesse dovuto assumersi le sue responsabilità sulla gestione dell’appartamento, ha manifestato l’intenzione di lasciarlo. Primo step dell’integrazione non superato: evidentemente l’associazione non ha svolto un corretto compito che andasse oltre i termini del mero affitto. Il 9 ottobre 2018 sono andata all’appuntamento con il locatario accompagnato dall’operatrice dell’associazione ‘Tetti colorati’ per risolvere il contratto di locazione e trovo la mia casetta occupata da due tunisini che non avevo mai visto prima e che gridavano contro Ibhraim accusandolo di avergli dato 700 euro per il subaffitto dell’appartamentino. E’ nato un caos indescrivibile condito di polizia e ambulanza perché una dei due occupanti abusivi ha simulato un malessere. La polizia è arrivata a fare domande tendenziose a me, del tipo: “signora, lei perché ha questa casa?” Preciso che io sono una giornalista, esperta in comunicazione, dalla fedina penale immacolata; cogliendo l’allusione e conoscendo le dinamiche degli affitti a Ragusa, ho risposto con tono sprezzante di informarsi sul mio conto con i loro colleghi di Gela che sento tutti i giorni per motivi di lavoro e che mi conoscono bene. Stringiamo: dopo 4, dico 4 ore di grida, di operazioni di schedatura, misurazione di pressione, i poliziotti mi hanno consigliato di rimandare di qualche giorno la ‘cacciata’ degli abusivi, non foss’altro perché, nel frattempo, si erano fatte le 21 e i ‘poveretti’ non sapevano dove andare. L’operatrice dell’associazione, persona degna, ma lasciata sola come me in questo frangente non ha potuto fare nulla come per esempio cercare una sistemazione provvisoria per i due per tutelare me; e siamo al secondo step. Abbiamo preso un appuntamento con la coppia di occupanti per formalizzare il contratto di affitto, di lì a qualche giorno. Sono andata da Gela dove vivo, a Ragusa di fronte all’avv. ma i due non avevano i soldi per concludere i termini dell’accordo. Mi hanno rimandato a qualche altro giorno, ma anche all’ennesimo appuntamento non si sono presentati e l’associazione è rimasta a guardare. Ho denunciato i fatti alla Questura di Ragusa e in quella sede sono venuta a conoscenza che i due soggetti che occupavano la mia casa erano schedati per altri fatti criminosi, clandestini e pericolosi. Ho richiesto la presenza del presidente dell’associazione ma non si è mai presentato. Ho tentato di tirare fuori in altre occasioni gli abusivi da casa mia ma i Carabinieri non hanno potuto far nulla se non consigliarmi di andare dall’avvocato che, con la modica cifra di mille euro ( perché mia amica, altrimenti chissà quanto avrei speso!) avrebbe inziato la procedura . L’associazione finanziata con fondi europei, sempre per bocca dell’operatrice , in un primo momento ha assicurato che si sarebbe fatta carico delle spese derivanti dal lucro cessante; ha versato un solo mese di affitto e poi è sparita. Il giorno di Natale ho avuto notizia da terzi che i due abusivi avevano lasciato la casa. Ho chiesto di essere accompagnata per prendere visione delle condizioni dell’appartamento, per assicurarmi che gli occupanti fossero effettivamente andati via, ma il numero dell’operatrice che mi aveva seguita è risultato bloccato e le sue colleghe mi hanno ‘gentilmente’ consigliato di andare ‘tranquillamente’ e tranquillamente risolvere il contratto, perché impegnate in altri contratti con ignari locatori. Per fortuna l’appartamento era stato liberato e vi lascio solo immaginare in quali condizioni: la porta d’ingresso scardinata, la spazzatura dominava in ogni angolo, le suppellettili sparite e danni sparsi ancora in corso di quantificazione. Questo mio racconto non è solo uno sfogo personale ma vuole indurre ad una riflessione sulla gestione dei poveri immigrati e , di conseguenza, sugli italiani che abbiamo la sola colpa di coinvolgerli. A seguito di uno dei tanti incontri con polizia e vigili del fuoco sono stata colta da un vertiginoso aumento pressorio che mi ha spedito in ospedale con altre spese e dispiaceri che si possono immaginare. Oggi che, si spera, questo episodio è solo un ricordo, lo voglio condividere. Certo ci sarebbero tanti altri particolari da riferire. Solo una riflessione: può un’associazione finanziata dal fondo europeo, ridurre il valore etico del suo statuto a ruolo di ‘sensale’ di case ed abbandonare gli italiani che si fidano, al loro destino? Certo, quanto è accaduto a me, per loro era una novità, in realtà si sente ogni giorno nelle cronache, ma che un’associazione che si presenta in termini di specializzazione nel settore e che invece si defila lasciando gli italiani nelle condizioni che vi ho descritto, mentre si è presenti per ricevere i fondi dell’Europa dichiarandosi impreparata a fronteggiare situazioni che esulano dall’ordinario. Io ho un carattere coriaceo ma di fronte a questa situazione mi sono sentita inerme. Vi chiedo aiuto nel volere divulgare questa mia storia per mettere in guardia altri ignari italiani ad avvicinarsi a ‘proposte indecenti’ di affitto mediate da persone incompetenti. Grazie per l’attenzione e per avermi ospitato nel vostro giornale. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Dott.ssa Liliana Blanco

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