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Una scelta davvero carica di significato che rende l’ospedale non solo un luogo di cura e di sofferenza ma uno spazio di vita, di relazioni, di incontri. Così, per circa dieci giorni, le straordinarie foto saranno esposte in quello  spazio accogliente. 

Il prof. Giuseppe Traina che ha curato il catalogo della collezione ha scritto - «Immagini legate al gioco del rovescio, simmetrie che s’impongono, impaginazioni speculari che potrebbero rivelarsi macchie di Rorschach. Questo e altro sta alla base di questo lavoro, che ci apre anche altre pagine, legate al vissuto quotidiano e, perché no, storico che attraversiamo: rami e tronchi che simulano abbracci accoglienti; ombre in cui sfuma ogni certezza; rameggi slanciati verso un cielo; giochi di nuvole che sfioccano, in alto, nel regno della divina indifferenza; ragnatele di tronchi e rami, reti di corrispondenze; rami-vortici irrorati di luce tenue; lucertole stortigne e mineralizzate che forse sono soltanto alberi; reticoli di luce filtrante fra tronchi; una corona di foglie che spalanca un occhio di cielo; rami che ci illudono di essere acque; cieli che nelle acque si ribaltano, o viceversa, chissà…».

Il dr. Taranto racconta che la sua  passione esplode improvvisa nel ’75, «quando, un ignaro amico mi lascia a casa una Minolta. E’ questione di minuti, la giro tra le mani, ne sento leggerezza ed eleganza del corpo, non so di preciso a cosa serva, ma sono già cotto come il vino.» Stasera alle ore 18.00  la sua personale di fotografia al Giovanni Paolo II, nella biblioteca del P.O., piano terra

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