libero consorzio ragusa

 

Il palazzo è lo stesso di prima, il nome è cambiato: non più Provincia, ma Libero consorzio dei comuni, anche se di questa libertà i comuni si sono avvalsi semplicemente per rimanere dov’erano, dentro cioè lo stesso ente intermedio, il cui confine territoriale rimane quindi immutato.
Ad essere cambiate radicalmente invece sono lo stato di salute e la funzionalità operativa di questi enti.
Prima ne fu annunciata la soppressione, poi invece ne è stato ridotto il numero, ma soprattutto ne sono state tagliate le risorse finanziarie, e quindi competenze e funzioni.
Risultato: l’ente serve solo a pagare gli stipendi, spesso in ritardo e quando è possibile.
Servizi invece pochi o niente.
Ma ora anche gli stipendi sono a rischio.
A Ragusa per esempio, se non sarà possibile – come sembra – chiudere il bilancio di previsione, il dissesto sarà inevitabile, con tutte le conseguenze del caso.
I sindacati, tutti uniti, - Cgil, Cisl, Uil, Ugl - lanciano l’allarme, preoccupati, ovviamente, dello stipendio del personale, mentre ai cittadini contribuenti appare assurda la condizione di un ente sempre più inutile e ridotto a mero stipendificio.
Da sei anni il Libero Consorzio dei comuni è affidato a commissari.
La legge Del Rio ne ha impedito l’elezione del presidente e del consiglio da parte dei cittadini. Vi provvederanno sindaci e consiglieri comunali.
In Sicilia solo la primavera prossima, con anni di ritardo rispetto alle altre regioni, pere via delle tante contraddizioni legislative e dei pasticci conseguenti.
Tra marzo e aprile, probabilmente, i dodici sindaci e i consiglieri comunali sceglieranno tra se stessi presidente e consiglio. Doppio incarico, non retribuito, e comunque svuotato in partenza di ogni capacità operativa.
Le ex Province condannate quindi ad essere enti inutili.
Se questa alla fine doveva essere la scelta, tanto valeva sopprimerle del tutto.

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