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Sembra un paradosso, ma è la realtà: numeri, dati e sequenze temporali analizzati sotto la lente statistica che non sbaglia mai. Il Sud sta morendo. C'è un pezzo d'Italia che sta sprofondando nella recessione, dove non si trova un lavoro, dove i giovani scappano via, dove la popolazione diminuisce e invecchia. Un pezzo d'Italia senza futuro. Un pezzo d'Italia dove vivono, male, più di venti milioni di persone. Nel giorno in cui lo Svimez ha pubblicato il suo rapporto annuale sul Mezzogiorno, fotografando un disastro che dovrebbe togliere il sonno a chi governa, l'opinione pubblica nazionale era impegnata a discutere dello sterile “bla bla” tra rissosi alleati di governo. E mentre tutti trovano salutare litigare sui porti (chiusi o aperti? Grande tema etico-sociale, ma estraneo alle emergenze del paese) il Sud si appresta a diventare un ospizio senza speranza e senza futuro.  Secondo lo Svimez, dopo un triennio 2015-2017 di pur debole ripresa del Mezzogiorno, si è riallargata la forbice con il Centro-Nord. Al Sud mancano quasi 3 milioni di posti di lavoro per colmare il gap occupazionale col Centro-Nord. E il dramma maggiore è l’emigrazione verso il Centro-Nord e verso l’estero. Che ha ormai i contorni di una fuga di massa, generazionale. Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno tra il 2002 e il 2017 sono state oltre 2 milioni, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime il 50,4% sono giovani, di cui il 33,0% laureati. La meglio gioventù del Sud se ne va. E le regioni meridionali sono depauperate due volte. Perché le famiglie spendono tanti soldi per far studiare i figli e questo investimento finisce per arricchire altri territori. Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Come se fossero spariti tutti gli abitanti di tre volte la provincia di Ragusa.Sempre Svimez l'anno scorso calcolava che la Sicilia da qui a 50 anni rischia di perdere un milione di abitanti, ritrovandosi con una popolazione molto vecchia. E così mentre si straparla di immigrazione, il vero problema è l'emigrazione. E non può certo stupire nessuno questo abbandono di massa del Sud che riporta alla memoria stagioni che sembravano ormai lontane della nostra storia. Nel Mezzogiorno i consumi ristagnano, crescono dello 0,2 per cento, mezzo punto in meno del Nord. Mentre il Centro-Nord ha ormai recuperato e superato i livelli pre crisi. E qui il paradosso: gli investimenti pubblici sono indirizzati prevalentemente al Nord, mentre è al Sud che ce ne sarebbe maggiore e più urgente bisogno. C’era una volta la questione meridionale che suggeriva politiche opportune. Oggi c’è sempre la questione meridionale, molto più grave di prima, ma le terapie consistono nell’abbandono del paziente al suo destino.

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