aurnia

 

Forse si sarebbe potuto salvare. Sarebbe bastato somministrargli dell’eparina, un anticoagulante. Orazio Aurnia, 50 anni, non sarebbe morto per un infarto ma per embolia polmonare. Le cause del decesso sono state rese note dai consulenti nominati dalla Procura dopo la denuncia presentata dai familiari. L’uomo mori dopo tre giorni di ricovero all’ospedale Civile di Ragusa il 19 luglio scorso. Aurnia, quando giunse al pronto soccorso il 16 luglio scorso presentava difficoltà respiratoria, tachicardia e febbre alta, sintomi che avrebbero potuto e dovuto rivelare un’ipotesi di embolia polmonare. La morte invece fu attribuita ad un infarto. Diagnosi che non convinse i parenti, certi invece che il congiunto fosse vittima di un caso di malasanità, e così decisero di rivolgersi alla magistratura, affinché accertasse eventuali responsabilità. Fu disposta l’autopsia e a sei mesi di distanza è arrivata la perizia. Per il difensore della famiglia, Salvatore Poidomani, non sarebbe stato seguito il protocollo degli accertamenti previsti dalle linee guida su diagnosi e trattamento della embolia polmonare. Per il legale sarebbero stati sottovalutati i sintomi manifestati dal paziente e conseguentemente non è stata eseguita la Tac, tomografia assiale computerizzata, al torace con mezzo di contrasto che avrebbe diagnosticato l’embolo presente nei polmoni di Aurnia. Quindi sarebbe bastato somministrare un anticoagulante per sciogliere l’embolo e probabilmente l’uomo si sarebbe potuto salvare. La somministrazione di eparina ha infatti un alto successo terapeutico proprio perché previene la recidiva di trombo embolia. La morte di Aurnia scosse profondamente la città di Modica. il 50enne era molto conosciuto, anche come uno sportivo incallito frequentatore di palestre. Orazio Aurnia era figlio di uno degli ultimi droghieri molto noti in città, Carlo, titolare di uno storico generi alimentari in via Carlo Papa.

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