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Le latomie di Cava Gonfalone sono uno dei luoghi più suggestivi e intensi di Ragusa. Sono sotto e dentro la città e, a chi non le ha mai viste, riservano sorpresa e stupore.

Da qui i ragusani ricavarono la pietra per edificare, dopo il disastroso terremoto del 1693, il centro storico settecentesco che ha segnato il trionfo di un nuovo barocco, oggi patrimonio Unesco.

Qui, nelle viscere della terra, prenderà voce, forma e colori l’Inferno di Dante per la seconda volta.

 “I ragusani ci hanno premiato ancora una volta: è stata calorosissima la pioggia d’applausi con la quale il pubblico ci ha accolto, la stessa che gli spettatori iblei ci aveva riservato già in maggio qui nelle Cave Gonfalone”.

Così Giovanni Anfuso, autore della drammaturgia e regista dell’Inferno di Dante, ha commentato la ripresa dello spettacolo, tornato da ieri a Ragusa per tener fede a una promessa presa con quei tanti che allora non erano riusciti ad assistere allo spettacolo.

“Le Cave Gonfalone – ha ricordato Anfuso - sono nate da un evento terribile: il terremoto del 1693. Si pose il problema di come ricostruire la distrutta Ragusa e da questo luogo venne tratta la pietra che ha fatto nascere un'enorme quantità di opere d'arte, tanto da far proclamare questo territorio Patrimonio dell'Umanità. E da quell’immane lavoro di sottrazione della pietra alle viscere della terra, ci sono rimaste queste latomie, così suggestive da sembrar fatte apposta dagli umani per raccontare le vicende dei dannati”.

INTERVISTA --> https://youtu.be/a-S5X_0s1vk

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