Diga Santa Rosalia

 

“Come si fa a deturpare un angolo di paradiso? Come si può contaminare uno dei pochi posti suggestivi della nostra città? Com’è possibile che, ancora oggi, nonostante le campagne di sensibilizzazione avviate da più parti, ci sia ancora chi abbandona i rifiuti in uno scenario di bellezza incomparabile? Sono interrogativi che ognuno di noi deve porsi se vogliamo che qualcosa cambi davvero e non solo a parole”. E’ la riflessione che arriva dal presidente dell’associazione politico-culturale Ragusa in Movimento, Mario Chiavola, dopo l’ennesima segnalazione pervenuta riguardante lo stato di degrado in cui versa la diga di Santa Rosalia. “Stato di degrado, in questo caso, indotto, si badi bene – prosegue Chiavola – perché parliamo di gente che trascorre delle ore liete proprio in questi scenari lussureggianti, magari porta tutto l’occorrente per un picnic che può essere sostanzioso oppure frugale e poi non trova nient’altro di meglio da fare se non abbandonare la spazzatura con contenuti di plastica proprio sull’erba, sotto un albero, a due passi dal lago. Ma dico: stiamo scherzando? Ma cosa vi costa riportarvi indietro i rifiuti da voi prodotti per poi conferirli regolarmente? Non è solo una questione di civiltà o di sensibilità ambientale. E’ anche, e soprattutto, una questione di buona educazione che, evidentemente, da più parti latita. Queste foto che ci trasmettono sono come un colpo al cuore, una ferita alla nostra sensibilità di persone che adorano il territorio ragusano. Non è possibile che si debba fare i conti con una simile noncuranza. E poi c’è chi si occupa, più o meno periodicamente, di ripulire. Solo che, nel giro di poco tempo, si formano altre microdiscariche che deturpano ulteriormente il sito. Lanciamo all’amministrazione comunale la proposta di verificare se è possibile realizzare in zona un impianto di videosorveglianza e, in attesa, di promuovere controlli e verifiche più incisive. Nel tentativo di fermare, conclude, questa ondata di insozzatori dei paesaggi più speciali del nostro ambito locale”.

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