medico-2.jpg

 

“Si è avuto modo di constatare che ogni qualvolta la direzione generale dispone l’assegnazione di un dipendente in una sede diversa rispetto a quella ove presta servizio, la disposizione oltre a non essere accettata determina una situazione di esagerato malessere che sfocia, in alcuni casi, in uno stato di immediata malattia e nella conseguente richiesta di revoca del provvedimento, direttamente, o, peggio, per interposta persona”. A scrivere è Angelo Aliquò, direttore generale dell’azienda sanitaria provinciale. Destinatari i dipendenti e le loro organizzazioni sindacali. Grave la denuncia, sia pure formalmente elegante e inoffensiva, del manager. Che precisa: “la decisione della direzione di assegnare ad altro ufficio un dipendente non è mai una scelta arbitraria e fine a se stessa, ma scaturisce, solo ed esclusivamente, dalla necessità di garantire la funzionalità e le regolari erogazioni dei servizi agli assistiti e il funzionamento degli uffici. Aliquò richiama quindi le norme di legge che consentono alla pubblica amministrazione di trasferire il dipendente all’interno della stessa amministrazione nello stesso comune o, comunque, a distanza non superiore a 50 km. Quindi il richiamo, questo sì formale, a tutto il personale al rispetto delle norme sul pubblico impiego e a quelle, deontologiche, che impongono, a ciascun dipendente, di rendere la prestazione per la quale viene retribuito, nel miglior modo possibile. Quindi l’invito al personale destinatario di ordini di servizio che dispongono trasferimenti in altra sede, a rispettarli puntualmente, collaborando al meglio con i colleghi, e ad astenersi da “richieste urgenti di incontro”, peraltro spesso coincidenti con il periodo di malattia. Insomma Aliquò è stato fin troppo chiaro. Finendo con il denunciare un fenomeno grave, meritevole di accertamenti anche da parte dell’autorità giudiziaria. Ci sono dipendenti che si pongono in malattia ogni volta che – e solo perché, almeno per molti di loro si potrebbe dedurre – sono stati assegnati ad un servizio o ad un ufficio diverso. Se è così, chi e come ha certificato lo stato di malattia? E come si pone lo stato di malattia con la richiesta di incontro urgente, quasi fosse una terapia del dolore?

Pin It