ospedale ibla

 

Parenti di donne ricoverate in rivolta contro una giovane mamma eritrea andata all'ospedale di Ragusa a trovare la bimba partorita 20 giorni fa in un lager della Libia e sbarcata sabato notte al porto di Pozzallo. Inventano che al Paternò - Arezzo "c'è la donna". Un falso sentito dai medici dell'ospedale. E' invece un episodio di razzismo che si registra nella “civilissima” Ragusa. Così alcune mamme hanno chiesto l'intervento dei carabinieri perché nel reparto era arrivata una troupe della Rai per intervistare la mamma eritrea per vedere la sua piccina. La piccola è ricoverata nel reparto di neonatologia dove è stata curata e reidratata e sta recuperando. "Le mamme - ricostruisce il comandante provinciale dei carabinieri, Federico Reginato - hanno chiesto solo il rispetto della tutela per i loro bambini, mentre, qualcuna altra era allarmata per la presenza della mamma eritrea per paura che avesse qualche malattia. Il nostro intervento è servito a chiarire equivoci e incomprensioni e a riportare la calma". La mamma eritrea è stata regolarmente intervistata dall'inviata della Rai e il medico di turno della divisione di Neonatologia ha rassicurato le mamme presenti sulle condizioni di salute della donna.

Anche il sindaco di ragusa Cassì è intervenuto sulla vicenda con un post su facebook: “L’immotivata paura che si è scatenata oggi attorno a una giovane donna migrante all’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ibla non può lasciarci indifferenti. Abbiamo predisposto immediati accertamenti su ciò che è accaduto ma, al di là delle verifiche, resta un’immagine di città che non ci appartiene: Ragusa è una città tollerante e inclusiva, con una storia di emigrazione e un presente di immigrazione e di accoglienza. La vicinanza mia e di tutta la nostra comunità va alla giovane mamma eritrea vittima dell’episodio: sono certo che Ragusa saprà dimostrarle di essere molto diversa da come le sarà apparsa oggi.
Sia questo per la nostra città un profondo momento di autocoscienza.”

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