nicolò nicolosi sindaco corleone 2

 

Laddove la ricostruzione storica delle vittime di Cosa Nostra riesca ad arrivare fino agli albori dell’unità d’Italia, Corleone c’è. C’è già, come ci sarà sempre.
I dati sono più certi via via che si giunge, per es. all’anno 1900, quando ad essere ucciso, nel 1905, è il contadino socialista Luciano Nicoletti, impegnato nelle cosiddette affittanze collettive delle terre. Come Andrea Orlando, assassinato l’anno dopo: medico-chirurgo e consigliere comunale socialista di Corleone, si batteva anch’egli per la gestione delle terre da parte dei contadini. Anch’egli ucciso a Corleone.
La serie sarebbe lunghissima – per tutti basti Placido Rizzotto, ucciso il 10 marzo 1948, anche lui per la pretesa di dare le terre ai contadini - prima di scoprire Corleone per quasi mezzo secolo capitale della mafia. Da Luciano Liggio a Riina che ne prese il posto, a Provenzano. Corleone, piccolo centro di appena 11 mila abitanti, capace di sfidare e battere la mafia di Palermo.
Su questa scia hanno fatto discutere le ultime elezioni comunali, ieri, dopo lo scioglimento dell’ente per mafia. Uno dei candidati che avrebbe dovuto essere di cambiamento e di rottura, Mariano Pascucci del M5S, ha pensato di raccogliere consensi andando a braccetto con il nipote di Bernardo Provenzano.  “Volevo aprire un dialogo con i parenti dei mafiosi” si è giustificato, ma Di Maio ha annullato il comizio finale preannunciandogli l’espulsione. Insomma, se eletto, non sarebbe stato il sindaco del movimento. Tutto ciò, tra veleni e polemiche, non è avvenuto perché ieri i corleonesi – intesi come cittadini ed elettori di questo piccolo centro di antichissima storia – hanno scelto l’usato sicuro: Nicolò Nicolosi, 76 anni, una vita politica nella Dc e poi nel centrodestra berlusconiano, con virate sull’Udeur di Mastella e l’Mpa di Lombardo.
Arrestato – poi assolto - nel ’92 quando era vice presidente dell’Ars, è stato a palazzo dei Normanni per sedici anni, altri cinque a Montecitorio, inoltre sindaco di Corleone dal 2002 al 2007, quando non fu rieletto.
Undici anni dopo, a quasi 80 anni, ci ha riprovato ancora e c’è riuscito.  Del resto se i corleonesi – intesi ancora una volta come i cittadini – avessero avuto voglia di dialogare con le famiglie dei boss mafiosi e loro parenti, perché puntare sul “nuovo che avanza”.
Meglio, appunto, l’usato sicuro.

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