nino caleca

La vicenda di Giuseppe Mineo, ex giudice amministrativo, arrestato il 4 luglio scorso e tuttora in stato di detenzione, per corruzione giudiziaria ha aperto uno squarcio inquietante sulla tenuta di una giurisdizione importante come quella del Cga, organo d’appello in Sicilia rispetto alle sentenze dei Tar.
Mineo è accusato di avere messo in vendita, nei casi oggetto d’inchiesta, le sentenze su cui poteva influire o che esso stessa, quale giudice relatore, confezionava.
Mineo era stato nominato a quell’incarico dal governo regionale di Raffaele Lombardo. Scaduto il mandato, aveva provato ad occupare il posto analogo nel Consiglio di Stato, facendo versare 300 mila euro a Denis Verdini che, in effetti, mantenne l’impegno. Ed ecco Mineo designato dal governo-Renzi, poi però stoppato dai propri stessi vizi: era sotto procedimento disciplinare per i ritardi nel deposito delle sentenze.
Ora è toccato al governo Musumeci nominare i cosiddetti giudici laici del consiglio di giustizia amministrativa. E la scelta è caduta su Giovanni Ardizzone, avvocato e politico Udc, ex presidente dell’Ars; e su Nino Caleca, avvocato ed ex assessore all’agricoltura nella giunta Crocetta.
Oltre alla matrice propriamente politica dei due, nel caso di Caleca c’è molto, molto di più. Egli è difensore di Antonio Montante nel processo penale già in corso nel quale la Regione Siciliana si è appena costituita in giudizio proprio contro il suo cliente e contro il sistema criminale che l’autorità giudiziaria ha messo alla sbarra. Peraltro il governo Crocetta di cui Caleca ha fatto parte è proprio il governo concepito dalla fertile fantasia di Lumia e Montante perché garantisse gli interessi di quest’ultimo.
Caleca collabora inoltre da 19 anni con la rivista “Rassegna amministrativa siciliana” edita dalla Dibi srl di Bagheria, società di cui Montante detiene il 50 per cento.
Perché, tra tanti giuristi indipendenti ed esperti capaci di assumere con dignità il ruolo di giudice amministrativo, la scelta debba cadere su personaggi portatori di interessi così strutturati?
E’ la domanda che ancora una volta si pone al governo Musumeci che, anche su tante altre nomine, ha dimostrato scarsissima discontinuità.
Come la nomina a direttore dei Fondi europei di Dario Tornabene, sponsor elettorale dell’ex assessore regionale Mariella Lo Bello, imputata per associazione per delinquere e corruzione insieme a Montante.

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