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Esenzione decennale delle tasse per chi si trasferisce in Sicilia, esenzione dalla tassa automobilistica e norme di sostegno alle ex province. Sono le norme bandiera della finanziaria leggera che dovrà essere integrata dal collegato, ma l’ufficio del bilancio dell’Assemblea regionale siciliana avanza forti dubbi. L’articolo uno della finanziaria prevede il cosiddetto “modello Portogallo”. Per il governo regionale il provvedimento costerà alle casse regionali solamente un milione di euro ma per l’ufficio del bilancio la correttezza di questa cifra non è verificabile perché non sono indicati i calcoli alla base di questo dato. Ma fra le esenzioni di tributi previste dalla finanziaria quella che meno riesce a convincere i tecnici di palazzo dei Normanni sono le esenzioni dai tributi locali per cui “non appare di facile interpretazione il riferimento alla operatività del provvedimento rispetto ai tributi comunali”. Non è chiaro, in altre parole, come la Regione risarcirà i Comuni delle mancate entrate che dovrebbero avere con i nuovi residenti. Ma non è questa l'unica "criticità"; ci sarebbero anche errori tecnici. Un esempio è offerto dalle disposizioni che prevedono l’incentivo per le auto elettriche: una misura analoga è in vigore dal 2016. Altre norme non rispetterebbero la competenza statale (e quindi incostituzionali) come quelle riguardanti la tassa automobilistica, norme poco chiare come nel caso dell’introduzione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti. Inoltre per i burocrati dell’Ars i disegni di legge sono carenti di informazioni sia riguardo alla quantificazione di entrate e uscite, sia riguardo alle modalità di copertura delle spese. Rilievi anche sulle entrate. I tributi che dovrebbero essere riscossi non considerano il Pil che secondo le stime sarà prodotto in Sicilia. Ci sarebbero scostamenti anche rispetto ai valori delle entrate di cui la Regione dovrebbe usufruire dopo l’accordo siglato con lo Stato e varato con la manovra nazionale. Infine l’alta incidenza delle spese correnti, oltre il 70 per cento su un bilancio di oltre 21 miliardi. A proposito di investimenti, dubbi anche sul finanziamento da 20 milioni alle Province. Secondo i tecnici dell'Ars, le somme destinate agli investimenti, non possono essere utilizzate per pagare le rate dei mutui, considerati spesa corrente.

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