angelo partenza agggresssione

 

E’ stata concessa la messa alla prova ai due giovani che picchiarono selvaggiamente il 64enne modicano Angelo Partenza il 19 gennaio del 2017. Il tribunale dei minori di Catania ha stabilito un periodo di 30 mesi. Dura la reazione della sorella della vittima, Giuseppa Partenza che ha fatto di tutto per rendere giustizia al fratello e accendere i riflettori su una vicenda molto simile a quella di Manduria che ha inorridito l’Italia, perché i responsabili della morte violenta di Angelo ricevessero una punizione. Fu lo stesso Angelo Partenza a denunciare ai carabinieri che i due lo picchiarono con inaudita violenza “come una mitragliatrice”. In seguito ai colpi sferrati, soprattutto alla testa, e al conseguente ematoma subdurale, l’uomo è poi deceduto nella notte tra il primo e il due febbraio 2017. E’ stato il medico legale Giuseppe Iuvara, che ha effettuato l’autopsia, a ricollegare direttamente la causa del decesso con i colpi inferti dai due ragazzi, in particolare il più grande dei due, che all’epoca aveva 16 anni. L’altro, che ne aveva 15, era un vicino di casa della vittima e con un gruppo di coetanei non perdeva occasione per tormentarlo. I due giovani modicani, uno dei quali nel frattempo è diventato maggiorenne, e l’amico, che ha appena compiuto 17 anni, furono identificati dai carabinieri sulla scorta della denuncia presentata da Partenza all’indomani del pestaggio, e successivamente sono stati indagati dalla Procura dei Minori di Catania per il reato di omicidio preterintenzionale in concorso, peraltro con l’aggravante  “di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”. A conclusione delle indagini preliminari il Pubblico Ministero minorile, ne aveva chiesto il rinvio a giudizio. Ma all’udienza preliminare i difensori dei due minori hanno chiesto prima il rito abbreviato e quindi hanno rilanciato la richiesta della “messa alla prova”. Istituto che probabilmente sarebbe stato già accordato nell’udienza dello scorso 5 dicembre se il Sostituto Procuratore non si fosse opposto, chiedendo anche ulteriore periodo per approfondire la personalità dei due imputati, con conseguente rinvio all’udienza che si è svolta oggi. Impossibile per i familiari della vittima, assolutamente contrari a questo beneficio, anche in rapporto alla gravità del crimine commesso, dare un proprio parere in aula: nei procedimenti minorili non è neppure prevista la costituzione di parte civile. La sorella di Partenza, dopo la decisione del giudice ha affermato che i responsabili del pestaggio del fratello “l’hanno fatta franca ancora una volta”. Paralando anche di “Una beffa dello Stato contro i più deboli”. I due giovani avranno programmi differenziati, dato che il più grande lavora (presso una sala giochi), mentre l’altro è disoccupato. Il più giovane dovrà frequentare anche un corso professionale e svolgere attività lavorativa. Entrambi, inoltre, dovranno svolgere attività “ricreative”, come recita l’ordinanza, e di volontariato presso un’associazione di Modica, nonché sottoporsi a periodici incontri clinici con degli psicologi assieme ai genitori. Gli assistenti sociali hanno dato la disponibilità per iniziare il percorso da settembre, ma nei mesi da maggio ad agosto dovranno comunque “attenzionarli” e impegnarli in attività consimili. Il procedimento penale a loro carico è solo sospeso, non estinto: lo sarà se i due imputati, che saranno seguiti ciascuno anche da un giudice onorario, avranno dimostrato di aver superato questo percorso di recupero. I loro legali, peraltro, se le cose dovessero procedere bene, avranno anche la facoltà di chiedere un termine anticipato rispetto ai due anni e mezzo stabiliti. Un epilogo per il quale Giuseppa Partenza, che ha partecipato all’udienza trovandosi così di fronte ai due imputati e alle loro madri, ha gridato allo scandalo. “E’ successo ciò che temevamo e che in fondo sapevamoerano già tutti d’accordo: è l’ennesima beffa dello Stato italiano contro i più deboli – lamenta la sorella della vittima – I ragazzi non hanno capito nulla della messa alla prova, alla fine dell’udienza si scambiavano il “cinque” con i loro avvocati. Una scena vergognosa - continua Giuseppa Partenza - così come gli sguardi di sfida delle loro madri. Se penso che hanno ucciso una persona indifesa e che non faceva male a nessuno, mio fratello. L’unica cosa che hanno ben capito è che l’hanno fatta franca ancora una volta, perché di volte ce ne sono state altre, prima, e ce ne saranno altre, dopo. Ci scandalizziamo tanto di fatti come Manduria, parliamo di deriva giovanile, - conclude la sorella della vittima - ma se questa è la giustizia, la società italiana se lo merita. Ci meritiamo queste tragedie”.

 

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