mopntante

 

E’ molto depresso, non può stare in carcere: ai domiciliari ma con braccialetto elettronico. Dopo quasi dieci mesi Antonio Montante fa ritorno a casa, nella sua villa di Serradifalco. Un po’ per motivi di salute, un po’ per una leggera attenuazione delle esigenze di custodia cautelare l’ex leader di Confidustria Sicilia lascia il carcere.  Il giudice per le indagini preliminari aveva stabilito, sulla base di una perizia, che pur sussistendo la patologia, le condizioni di Montante erano compatibili con la detenzione. Di diverso avviso il Riesame che si è affidato ad un collegio dei periti. Da qui la decisione di scarcerarlo perché, come hanno sottolineato i giudici in sede europea, sono banditi i trattamenti inumani per i detenuti. Montante è in attesa di essere sottoposto ad un intervento chirurgico ed era in carcere dallo scorso maggio. Nelle tredici pagine del provvedimento il Tribunale del riesame dispone per Montante gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico e il "divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con persone diverse dai conviventi e dai difensori che lo assistono". Per i giudici "non si può dimenticare la pericolosità già ravvisata nell'imputato", ma bisogna "tenere conto altresì dell'oggettivo affievolimento del pericolo di inquinamento probatorio conseguente alla scelta di definire il processo col rito abbreviato”. Inoltre i giudici mettono sul piatto il presumibile attenuarsi della capacità a delinquere dell'imputato" sia "per la patologia depressiva che lo ha colpito" sia per "l'effetto deterrente" legato ai nove mesi di detenzione.  E’ accusato in due distinti procedimenti. Il primo, nel quale ha scelto il rito abbreviato, lo vede imputato di associazione per delinquere finalizzato all’accesso abusivo ai sistemi informatici, alla rivelazione di segreto d’ufficio e ad altri reati che coinvolgono altissimi esponenti delle forze dell’ordine. Il secondo, ancora alla fase delle indagini preliminari, lo vede invece imputato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione: suoi complici sarebbero stati, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta e gli ex assessori della sua giunta Linda Vancheri e Mariella Lo Bello. Su questo procedimento si attende l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e la probabile richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura

Pin It