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Più che ad un Comune, da qualche tempo somiglia ad una fabbrica di transazioni usa e getta. Transazioni da stipulare per comprare tempo – comprarlo gratis s’intende, ed anzi con forti sconti sul valore del debito – senza mai prenderle sul serio. Come una di quelle persone poco affidabili che, nel gergo popolare, si definirebbero imbroglioni. Di transazioni stipulate dal Comune di Modica e da questo prontamente disattese la casistica è piena. Sempre con danni enormi – a volte milionari - alle casse dell’ente, quindi alla città e ai cittadini-contribuenti onesti i quali affidano le loro risorse a mani siffatte. L’ultimo esempio del genere – l’ennesimo di una lunga serie – riguarda la cooperativa sociale Artemide che eroga al Comune di Modica il servizio di assistenza domiciliare ai disabili gravissimi. Un servizio di fondamentale importanza che il Comune di Modica ha messo più volte seriamente a rischio. Basti pensare che ha accumulato un ritardo di oltre 40 mesi nel pagamento alla cooperativa delle spettanze dovute. E se il servizio viene erogato con puntualità e se i dipendenti, anziché quaranta mesi, devono percepire mediamente 10-11 mensilità, ciò si deve all’eccezionale senso di responsabilità dell’impresa che ha fatto fronte a cospicue, e costose, anticipazioni coprendo lo scarto di circa 30 mesi e sostenendo per intero, quindi anche per le mensilità non corrisposte, gli oneri previdenziali. Il 27 dicembre scorso era stata stipulata una transazione con la quale il Comune di Modica realizzava un rilevante risparmio e la cooperativa sociale, pur di rimettersi su binari sostenibili, rinunciava ad una parte del credito maturato. Condizione, ovviamente, il rispetto degli impegni. Ma anche questa volta il Comune non ha smentito se stesso. Sottoscrive le transazioni per non rispettarle. Il 21 aprile scorso quindi la cooperativa ha notificato a palazzo San Domenico la risoluzione dell’accordo, per il “perdurante inadempimento dell’ente alle obbligazioni assunte”. Il Comune non aveva infatti ancora provveduto al pagamento di quanto dovuto entro il 30 aprile scorso, mentre l’accordo prevede il termine programmato dei pagamenti come essenziale, tale quindi da comportare la risoluzione. Inoltre il Comune ha violato la norma della transazione che lo impegnava a pagare le fatture del contraente proporzionalmente alle periodiche liquidazioni in favore di tutte le cooperative sociali. Su questo fronte, da rilevare la gestione arbitraria e discriminatoria del Comune che, quasi non fosse una pubblica amministrazione, decide a piacimento se pagare, chi pagare e quando pagare tra i tanti creditori che gli stanno con il fiato sul collo. Infatti, solo per limitarci al settore dei servizi sociali, non c’è un’altra impresa che lamenti un ritardo così forte. Cosa che sarebbe assurda e insostenibile. Il tutto in un quadro di disordine amministrativo, errori, negligenze, pasticci di vario genere e omissioni che rendono difficile, ad una prima ricognizione, fare chiarezza. E così accade che bonifici aventi come beneficiario una cooperativa, siano in realtà indirizzati ad un’altra. E ciò magari rivela quanto risalente nel tempo sia la prestazione corrispondente. E così documenta, per l’ennesima volta, la gestione disinvolta e arbitraria dei pagamenti. Altra prassi degna del più imbroglione dei debitori è quella di non imputare il pagamento alla prestazione corrispondente. Con la possibilità di sostenere di avere pagato. Ma pagato cosa?  

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