Giudici

 

La corruzione di politici e burocrati è talmente estesa da non fare più “notizia”, se, almeno per tale, si intende la comunicazione di un fatto che sorprenda, colpisca, possibilmente indigni.
Tutt’altro che rara da tempo è la corruzione di imprenditori, professionisti, consulenti. Questi ultimi anzi sono essi stessi – in ragione del loro incarico, se fittizio e strumentale – l’essenza e il corpo della corruzione.
Per i magistrati il discorso dovrebbe essere diverso ma sempre più spesso accade che le toghe si rivelino il contrario di ciò che avrebbero il dovere di essere.
In Sicilia, per limitarci alle cronache recenti, la situazione è grave e preoccupante.
Dai tanti magistrati che accettavano, e spesso chiedevano essi stessi, favori, ad Antonio Montante che tutto rigorosamente annotava proprio per incassare, all’occorrenza, la controprestazione dovuta.
Al caso di Silvana Saguto, ormai ex magistrato, che gestiva come cosa propria le nomine degli amministratori giudiziari per averne in cambio ogni genere di vantaggi illeciti.
A quello di Giuseppe Mineo, ex giudice amministrativo tuttora in detenzione con l’accusa di confezionare e vendere sentenze favorevoli alla parte che pagava tangenti.
Al caso di questi giorni del Palermo calcio il cui presidente Giovanni Giammarva secondo l’accusa sarebbe riuscito ad evitare il fallimento del club grazie ad una decisione del tribunale fallimentare favorita dal fatto che uno dei giudici, Giuseppe Sidoti, ottenne un incarico di consulente per la donna cui era legato, l’avvocato Vincenza Palazzolo.
Sidoti, che peraltro ha fatto parte del tribunale dei ministri chiamato a giudicare Matteo Salvini accusato di sequestro di persona per la vicenda della nave Diciotti, è stato sospeso per un anno dalle funzioni ed è indagato per concorso in corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di notizie riservate.
Già lo scorso anno lo stesso Sidoti aveva dato un incarico di curatore fallimentare alla sua amica, invece di astenersi come sarebbe stato necessario alla luce dei rapporti privati e del legame con la donna. E nella stessa sezione fallimentare a Palermo c’è un altro giudice indagato, Raffaella Vacca.
Ma per qualche indagine che scopra, più o meno casualmente, reati commessi da magistrati nell'esercizio delle funzioni, c’è una casistica ben più grave e silenziosa che non potrà mai rendere giustizia: quella delle tante denunce che rimangono nel cassetto, dei fascicoli insabbiati, dell’azione penale che non parte o sfocia in archiviazioni di comodo.
Su questo piano è difficile scovare gli interessi nascosti – e magari trovare le prove - di magistrati in apparenza pigri, inattivi o negligenti.
In realtà svegli, operosi e determinati.
Magari nella cura di propri interessi inconfessabili.

 

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