etna

Emergono nuovi dettagli e irregolarità dalle indagini avviate dalla procura di Catania sull’attività di corruzione e spionaggio messa in atto per il controllo di impianti sportivi e trasporti turistici sull’Etna, che ha portato all’arresto di 5 persone, tra cui l’imprenditore Francesco Russo Morosoli e il sindaco di Bronte, Graziano Calanna. Per esempio quelle legate al concorso per diventare guide dell’Etna, che sarebbe stato truccato per favorire i figli di guide già operanti sul vulcano. La Guardia di Finanza, attraverso delle intercettazioni delle conversazioni tra Biagio Ragonese e altri componenti del direttivo dell’ente, Antonio Rizzo e Orazio di Stefano, ha trovato la prova che gli esposti dei partecipanti che non hanno superato la prova del 3 maggio 2018, potrebbero averci visto giusto, evocando l’ombra di una parentopoli. Fra i 19 ammessi che oggi sono diventati guide vulcanologiche figurano infatti una decina fra figli e parenti di componenti del direttivo e del collegio in generale. Un regalo per tre di loro, dai padri, Ragonese, Rizzo e Di Stefano, che adesso sono indagati per abuso d’ufficio in concorso. Secondo la procura, i vertici del collegio delle guide, l’ente organizzatore del corso indetto dall’assessorato regionale del Turismo, “si adoperavano per favorire i propri congiunti comunicando in anticipo preziose indicazioni sul percorso della difficile prova pratica e i quiz della prova teorica”. Le manovre si sarebbero anche concentrate nell’ottenere una modifica al bando che avrebbe così consentito di designare la guida Mario Taller, quale direttore del corso. Ora, anche lui, insieme ai commissari tecnici del concorso, Trepin e Felicetti, è indagato dalla magistratura.

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