migranti

Il decreto sicurezza approvato in via definitiva stringe una morsa sull’immigrazione e soprattutto sull’accoglienza. Negli ultimi giorni in tutta Italia si stanno registrando decine di casi di migranti con regolare permesso di soggiorno cacciati dai centri di accoglienza di cui erano ospiti, per un’interpretazione restrittiva del decreto, il cui punto fondamentale è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo, insieme allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria. La protezione umanitaria, , durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Spesso era richiesta da persone in evidente condizione di vulnerabilità, che per qualche ragione non rientravano nei criteri stringenti per ottenere lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria. Negli ultimi anni è stata la forma di protezione più diffusa in Italia ed è prevista e utilizzata in diversi altri paesi europei. E le commissioni territoriali da qualche settimana non possono più emettere permessi di soggiorno umanitari. Quindi alle circa 39mila persone a cui è stato garantito fra 2017 e 2018 verrà quasi certamente consegnato un decreto di espulsione, a meno che nel frattempo siano riusciti a ottenere un lavoro regolare e quindi a ottenere un permesso di soggiorno “vero”. Di conseguenza, nei giorni scorsi il Ministero dell’Interno ha dato lo stop ai percorsi di accoglienza che riguardano le persone che possiedono il permesso di soggiorno umanitario e sono ospiti dei CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e dei CAS (Centro di accoglienza straordinario). L’idea è che non ha senso continuare a spendere dei soldi per persone che a breve dovrebbero essere espulse dal territorio italiano.
Ma queste persone non verranno espulse, quasi nessuno viene espulso in Italia perché da anni mancano le risorse e gli accordi internazionali per farlo, ma diventeranno semplicemente irregolari. Cosa che, insieme al ridimensionamento degli Sprar, vanificherà il percorso d’integrazione compiuto finora e il rischio è che molti minori che raggiungono
la maggiore età e chi non ha ancora ricevuto l’asilo politico finiscano per strada, diventando un problema di ordine pubblico per le amministrazioni locali. E da vari ambiti e associazioni umanitarie giungono appelli al presidente della repubblica, Sergio Mattarella. L’ultimo quello di Gino Strada di Emergency che sottolinea che questo decreto non passerà senza conseguenze e che porterà sofferenza di fatto restringendo la possibilità di aiutare le persone. Intanto però le strade delle città stanno iniziando a popolarsi di tanti “invisibili”: a Catania, segnala la Comunità di Sant’Egidio, “Sono una marea. Vengono dal cara di Mineo ma anche dai Cas della Sicilia orientale. Stanno facendo dimissioni a tutto spiano, anche di donne vulnerabili con bambini piccoli o con problemi psichici”. Una situazione che nelle prossime settimane potrà solo peggiorare.

 

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