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Appena un anno fa era stato condannato per sequestro di persona, rapina e violenza sessuale aggravata.

La notte di lunedì scorso è tornato all’attacco con modalità tanto violente, quanto ingegnose. E per una giovane donna che aveva appena festeggiato il suo compleanno e stava rientrando a casa è stata una notte da incubo.

L’uomo, un vittoriese di 26 anni, alle 2 di notte si è posto al centro della carreggiata e all’arrivo dell’auto guidata dalla donna, sola in macchina, si è sbracciato per chiedere aiuto. Ha detto di avere bisogno di chiamare i soccorsi perché la moglie stava male e, appena ha potuto, ha aperto lo sportello, ha afferrato il telefono e minacciato la donna con una grossa pietra. Quindi una notte di violenze che, dal racconto della donna, gli investigatori hanno ricostruito così.

La donna aveva festeggiato il suo compleanno a casa di amici vicino al mare; a fine serata, intorno alle 2.00, stava facendo rientro a casa con la torta avanzata da portare ai suoi familiari ed il regalo ricevuto dagli amici. E’ sola in auto e vede un uomo sbracciarsi al centro della strada che chiede aiuto. Non può non fermarsi, altrimenti lo avrebbe investito e lei pensa davvero sia accaduto qualcosa di grave. L’uomo le chiede di aiutarlo perché la moglie – dice – ha avuto un malore e ha bisogno di chiamare i soccorsi.. In effetti era solo e la moglie si trovava a casa.

Quando la ragazza prende il telefono per chiamare i soccorsi, ancora seduta in

macchina, lui lo strappa dalle mani, infila il braccio dal finestrino ed apre lo sportello. Con una grossa pietra in mano minaccia di ucciderla se non si fosse spostata sul lato passeggero: la donna è sotto shock e non può fare altro che obbedire. L’uomo si mette alla guida e porta la ragazza nella zona del cimitero di Vittoria, cerca una strada isolata ed al buio, ferma l’auto, prende il portafogli della vittima, la rapina di 250 euro e tira fuori la carta d’identità. Legge ad alta voce – e scandisce - tutti i dati e rivolgendosi alla donna le dice “adesso so tutto di te”, quindi se non voleva avere problemi doveva assecondarlo altrimenti avrebbe ammazzato lei e la sua famiglia.

Dopo averla rapinata abusa sessualmente di lei; la descrizione resa dalla vittima è talmente atroce che la ragazza ha enormi difficoltà a raccontare l’accaduto. Ormai la vittima era diventata “preda” quindi l’indagato decide di portarla a Marina di Ragusa, in spiaggia, ed addirittura la costringe ad ascoltare i lamenti sulla moglie e la lite avuta poche ore prima con lei. Sono già le 4, nessuno passa da lì, aveva piovuto ed è lunedì notte; la ragazza è sotto shock, continua a pensare che lui sa tutto di lei e poi quelle minacce gravissime. Quindi la riporta a Vittoria e e la violenta ancora. Poi, come se nulla fosse, ma sempre sotto le continue minacce, la fa guidare fino ad una piazzetta vicino casa sua e si fa lasciare li; prima di scendere ribadisce ulteriormente le minacce di morte.

Sono le 5.00 del mattino, la vittima per la paura e lo shock per la violenza subita non chiama la polizia, ma chiede aiuto agli amici con i quali aveva trascorso il suo compleanno. Loro stanno dormendo tutti, i telefoni sono senza suoneria, la donna decide di inviare un messaggio vocale alla sua amica che le aveva organizzato la festa, in quel messaggio trova la forza di raccontare tutto, ma l’amica dormiva, solo qualche ora dopo ascolta i messaggi e subito si affretta a raggiungerla, ma la ragazza è già in Questura a Ragusa.

Non avendo trovato gli amici è costretta a chiamare i genitori con i quali convive ma che non voleva far preoccupare. La donna è ferma in macchina non si muove, i familiari la raggiungono e la portano in ospedale. I medici chiamano la polizia.

Scattano le indagini lampo.

Le poliziotte che ascoltano il racconto drammatico della giovane donna, chiedono e ottengono tutti i dettagli utili. Ed è grazie a questi che, grazie all’analisi sulla banca dati, restringono il campo ad un gruppo di sospettabili e la vittima riconosce in foto il suo aguzzino.

Appena dodici ore dopo gli agenti fanno irruzione in casa dell’uomo e prendono gli indumenti che indossava la notte prima. Quindi il prelievo di campioni di liquidi biologici per analizzare il Dna e il riscontro sulle tracce rimaste nell’auto della vittima sottoposta alle violenze. Riscontro pieno, ed anche le telecamere di sorveglianza esistenti nei luoghi e lungo il tragitto descritti dalla vittima hanno confermato puntualmente ogni elemento del racconto della donna.

Quindi l’arresto. L’uomo stava camminando in una strada vicino alla sua abitazione quando, alla vista dell’auto della polizia, ha tentato di scappare ma è stato bloccato. La procura ha convalidato il fermo e chiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che il gip ha emesso.

Un’operazione investigativa brillante ad opera della squadra mobile che assicura alla giustizia un criminale pericoloso, ad alta propensione di recidività. Appena lo scorso anno era stato condannato per avere violentato e rapinato una donna a Ragusa, anche se in quel caso prima che la violenza potesse consumarsi fino alle estreme conseguenze, la donna era riuscita a divincolarsi e a fuggire.

Non è improbabile che l’uomo sia autore di altri reati simili. Quindi l’appello da parte della squadra mobile - a persone vittime, o a conoscenza, di episodi simili in cui appaiano verosimili le impronte delle scorribande del vittoriese appena arrestato – a prendere contatti con gli uffici per segnalazioni utili.    

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