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La protesta del Comitato Regionale Anticrisi in atto davanti al mercato ortofrutticolo di via Fanello a Vittoria si ferma, almeno per il momento. A motivare la sospensione l’incontro nella serata di ieri di una delegazione del comitato, formato da Angelo Giacchi, Salvatore Di Bona, Giuseppe Zisa e Luigi Melilli, con il prefetto Filippina Cocuzza. E’ dunque bastato l’invito del rappresentante del governo a convincere i produttori a fermarsi, già forse soddisfatti per aver ricevuto in breve tempo un incontro in prefettura.
La protesta del comitato anticrisi è durata due giorni esatti. Il primo giorno, che ha visto una maggiore partecipazione da parte dei produttori, ha fatto registrare momenti di tensione quando dei manifestanti hanno impedito l’accesso al mercato di un produttore alla guida del proprio camion carico di prodotti orticoli sdraiandosi a terra davanti al cancello del mercato. Il produttore, che non sapeva della protesta, si è unito agli altri manifestanti. La giornata di ieri è andata invece avanti senza colpi di scena fino alla sospensione del sit-in dopo l’intervento della Prefettura. Ma c’è un altro motivo che ha convinto il comitato a sospendere la protesta: l’attività condotta dal generale Antonio Pappalardo, impegnato a Roma per ottenere un incontro con il ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio che, fino ad oggi, non ha ancora risposto ai solleciti degli agricoltori iblei. Che vorrebbero venisse bloccata la paventata autorizzazione al Sahara Occidentale da parte dell’UE di aumentare le loro produzioni da 900 ettari a 5000 ettari, con costi di produzione nettamente inferiori a quelli italiani e che gettano gli agricoltori in una crisi da cui è difficile uscire. E la crisi può portare anche a gesti estremi, come il suicidio, l’ultimo in ordine di tempo è quello ad aprile del giovane imprenditore vittoriese, Giovanni Viola, morto impiccato all’interno della sua azienda agricola. Una situazione quindi insostenibile che traspare anche dal documento sottoscritto dai manifestanti: "I contadini si trasformano in masse di disoccupati, schiavi e clandestini senza radici e valori, pieni di odio perché affamati e costretti a emigrare. Il deserto degli uomini è l’abbandono della terra”.

 

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