rosolini 11 settembre 1

Rosolini, oltre 21 mila abitanti e quasi 20 mila elettori. Il 60 per cento dei quali il 10 giugno scorso è andato a votare per eleggere il sindaco. Ed oggi questi oltre 12 mila cittadini recatisi alle urne potrebbero scoprire di essere stati su “scherzi a parte”.
C’è chi sostiene infatti che a Rosolini non bisognava votare, c’erano un sindaco ed un consiglio comunale insediati nel 2015 e pertanto pienamente in carica nel 2020. Perché allora l’indizione di queste elezioni, visto che la legge parla chiaro ?: sindaco e consiglio comunale durano in carica 5 anni.

Sembra un giallo, cerrtamente è un pasticcio, ancora una volta consumatosi negli uffici della Regione, quell’ente che ha nel proprio organico molti più dipendenti di quanti ne sarebbero sufficienti.
La storia.
A Rosolini, è vero, si era votato cinque anni fa, il 9 e 23 giugno 2013, come in tanti altri comuni, richiamati pertanto al voto allo scadere del quinquennio.
Ma Giovanni Giuca, candidato terzo arrivato, con appena un solo voto in meno rispetto al secondo, Giuseppe Incatasciato, l’eletto di oggi, fece ricorso e ottenne la ripetizione del voto in due sezioni elettorali.
Ma l’annullamento colpì i verbali di tutte le sezioni. Il Comune fu commissariato.
Ora quel sindaco, Calvo, riconfermato alla luce dei risultati di quelle sezioni, e il consiglio comunale, rivendicano il diritto a restare in carica per cinque anni da quel momento.
Un rompicapo, tra lotta politica, azioni istituzionali e ricorsi giudiziari.
L’ex sindaco che non si rassegna, Calvo, è di centrodestra, quello appena eletto, Incatasciato, di centrosinistra.
Vincitore in controtendenza rispetto al corso attuale delle cose. Ma Calvo ha presentato il suo ricorso contro il decreto di indizione dei comizi elettorali un mese prima del voto.
Dalla Regione neanche hanno risposto e ora il presidente del collegio dei questori dell’Ars Assenza ne chiede l’annullamento.
Il tar invece, da parte sua, ha fissato l’udienza la prossima settimana.
Ad elezioni nel frattempo avvenute. In tempo, forse, per scoprire appena che quella passeggiata nei seggi elettorali, compiuta domenica 10 giugno da 12 mila cittadini, potrebbe essere stata ingannevole e inutile.

 

 

 

 

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