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È caduta la roccaforte Ragusa: il Movimento 5 Stelle perde al ballottaggio l’unico capoluogo di provincia che amministrava. Tre mesi dopo le Politiche, in Sicilia il vicepremier Luigi Di Maio conosce l’insuccesso delle amministrative. Addio a una città simbolo, per i M5S, che avevano fallito l'approdo al secondo turno in tutti gli altri capoluoghi al voto (Catania, Messina, Siracusa e Trapani): il nuovo sindaco è Giuseppe Cassì, civico di destra, con un risultato che lo vede superare di oltre 6 punti  il portabandiera del M5S Antonio Tringali, presidente del consiglio comunale uscente.
A tarda ora Cassì guida una processione di simpatizzanti che lo acclamano con cori da palazzetto dello sport  mentre Tringali si consola con una birra bevuta insieme al leader siciliano dei grillini, Giancarlo Cancelleri.
Va via presto, appena il risultato si forma, Federico Piccitto, che non si è ricandidato dopo uno scontro interno al meetup locale. “La città ha bocciato un’amministrazione fallimentare”, dice il neo-sindaco.
Cassì, caratterizzato da posizioni anti-sistema ma non sgradito ai salotti buoni, correva con uno schieramento quasi esclusivamente civico, pur con un'ispirazione di centrodestra, ma in campagna elettorale ha potuto contare sugli endorsement pubblici del presidente della Regione Nello Musumeci e della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Per Tringali erano scesi in campo i ministri: prima Luigi Di Maio, poi – venerdì scorso - la ministra per il Sud Barbara Lezzi. Ma con l’esponente di M5S si erano schierati pure in modo ufficioso  il deputato regionale del Partito democratico Nello Dipasquale. Non è servito. La roccaforte Ragusa è venuta giù.
Intanto Peppe Cassì si gode la vittoria e a chiare lettere dice: “ non vi prometto nulla ma farò tutto al massimo delle mie possibilità”.
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