sbarco pozzallo

La nave Lifeline da giorni in navigazione nel Mediterraneo ancora non ha un porto d’attracco. Ieri sembrava che l’Europa avesse trovato un accordo e che la nave potesse attraccare a Malta.
Ma all’indomani di quella che sembrava un’intesa certa, l’imbarcazione della Ong rimane ancora in attesa di un via libera nel Mediterraneo. Il motivo? La Germania non vuole accogliere parte dei 234 migranti a bordo, conditio sine qua non posta da La Valletta agli altri Paesi europei. Per fare sbarcare infatti i naufraghi sul suo territorio, il premier maltese Muscat ha chiesto che i Paesi europei accogliessero parte dei naufraghi. Italia, Francia, Portogallo, oltre alla stessa Malta hanno dato il via libera all’accoglienza ma Germania, Olanda e Spagna non hanno ancora risposto. Ma quella di Berlino non è solo una mancata risposta: secondo Axel Steier, portavoce di Lifeline, è il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ad avere impedito finora alla Germania di partecipare all’accordo e accogliere una quota dei profughi della nave Lifeline. Intanto sulla Lifeline peggiorano le condizioni dei naufraghi. Molti a bordo, fanno sapere dalla nave, “stanno soffrendo di mal di mare”. “Un giorno fa è arrivata la notizia che siamo autorizzati ad entrare a Malta, ma non abbiamo ancora ottenuto l’approvazione. Chiediamo ora, se siamo autorizzati a proteggerci almeno dalle onde alte e dal forte vento al largo della costa maltese, almeno per trovare un rifugio”.

per ciò che invece concerne lo sbarco di ieri, la Polizia  ha raccolto ha tratto in arresto un sudanese di 29 anni. Secondo i testimoni è lui che ha condotto l'imbarcazione partita dalle coste libiche con 113 migranti di varie nazionalita' (in prevalenza sudanesi), soccorsi in mare dalla nave cargo "Alexander Maersk" battente bandiera danese approdata a Pozzallo. Dopo le operazioni sanitarie di rito, i migranti sono stati trasferiti presso il locale hotspot per le operazioni di identificazione. Le testimonianze raccolte dagli investigatori delle forze dell’ordine hanno consentito di sottoporre a fermo lo scafista responsabile di aver condotto la piccola imbarcazione in legno soccorsa. Alcuni sudanesi hanno riferito di aver pagato quasi 5.000 dollari per raggiungere l'Europa. Per loro ogni passaggio da un paese all'altro costava denaro. L'imbarco dalla Libia per l'Italia è costato circa 700 euro ognuno ma a quelli precedenti per passare le frontiere era stato molto più caro. Dalle dichiarazioni dello scafista è emerso come quest'ultimo si fosse accordato con i libici per condurre il natante. Lo scafista non era stato nei centri di detenzione insieme agli altri migranti, segno di un precedente accordo criminale con gli organizzatori libici. Ad avvalorare le dichiarazioni dei migranti, testimoni della traversata e quindi delle responsabilita' dello scafista, anche una foto estrapolata da uno dei cellulari sottoposti a controllo nelle fasi di sbarco. La foto acquisita ritrae lo scafista con il timone in una mano e il navigatore satellitare nell'altra. Al termine dell'attivita' di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura di Ragusa, gli investigatori hanno trasferito lo scafista presso il carcere di Ragusa.

 

 

 

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