corruzione

Trecento milioni di euro. Questo sarebbe il prezzo della corruzione nella giustizia amministrativa che, in Sicilia, dopo la prima cognizione del Tar, è affidata al Cga, consiglio – appunto - di giustizia amministrativa, di cui, oltre a magistrati togati, fanno parte laici nominati dal potere politico, regionale ovviamente. Così come compete al governo nazionale quella nel corrispondente organo giurisdizionale d’appello nelle altre regioni, che è il Consiglio di Stato.
Giuseppe Mineo, il docente catanese, arrestato a Scicli dove vive da diversi anni con la moglie Marina Sgarlata, comandante della polizia municipale, ha fatto parte del Cga (perciò accusato di corruzione giudiziaria) e avrebbe voluto far parte del consiglio di Stato. Il governo Renzi lo aveva designato ma la nomina saltò per un procedimento disciplinare relativo al ritardo nel deposito di alcune sentenze. Ritardo in qualche caso non estraneo al meccanismo corruttivo scoperto dagli inquirenti.
All’epoca dei fatti per cui Mineo è indagato, presidente del Cga era Claudio Zucchelli che risulta estraneo ed anzi ha anche ribaltato in alcuni casi sentenze che Mineo aveva confezionato nell’interesse di privati.
Ma ben due presidenti, predecessori di Zucchelli, sono finiti sotto inchiesta in vicende gravi e inquietanti ancora oggetto di indagine.
Uno è Raffaele De Lipsis, indagato per corruzione elettorale e rivelazione di segreto d’ufficio. Quattro anni fa presiedeva il collegio che accolse il ricorso di Giuseppe Gennuso annullando il voto delle elezioni regionali del 2012 in alcune sezioni di Rosolini e Pachino dove erano sparite alcune schede. Si votò di nuovo e Gennuso questa volta fu eletto, ma le pressioni e i contatti dell’attuale deputato all’Ars con De Lipsis sono costati a quest’ultimo un’incriminazione.
E l’ex presidente del Cga è coinvolto anche nello scandalo Morace, l’armatore in favore del quale De Lipsis avrebbe cercato di rivedere una sentenza del Tar che gli dava torto in un contenzioso da 20 milioni di euro con la Regione.
Ma anche un altro ex presidente del Cga, Vittorio Virgilio, è coinvolto in un’inchiesta della procura di Roma per i suoi rapporti con gli avvocati Amara e Calafiore, cioè i soci principali e i promotori – potremmo definirli – di quel sistema affaristico criminale messo in piedi a Siracusa con magistrati, faccendieri e imprenditori per saccheggiare le casse della pubblica amministrazione. Proprio grazie a sentenze comprate, come quella “venduta” a questa cricca da Giuseppe Mineo.
Peraltro Virgilio era in affari con Amara e Calafiore in alcune società estere e come presidente del Cga aveva emesso sentenze proprio con i due in quanto legali di aziende-parti nei procedimenti.
Sentenze dubbie da centinaia di milioni di euro.

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