tenente carmelo canale N

 

Nuova audizione alla commissione regionale antimafia presieduta da Claudio fava. Ieri è toccato a Carmelo Canale, l'ufficiale dei carabinieri fidato braccio destro di Paolo Borsellino. La commissione regionale Antimafia lo ha ascoltato a lungo nell'ambito delle audizioni che cercano di fare luce sul depistaggio seguito alla strage di via D'Amelio. Apprendendo tra l'altro che il più stretto partner di tutte le indagini del magistrato ucciso in via D'Amelio fu sentito dagli inquirenti solo cinque mesi dopo la strage del 19 luglio. Un mistero, quello di via D'Amelio, che ancora dopo una sfilza di procedimenti e di ribaltamenti della verità processuale, presenta molte zone oscure. I deputati della commissione presieduta da Claudio Fava, audizione dopo audizione, stanno mettendo insieme i pezzi delle complesse trame di quegli anni.
“La sensazione è che i servizi segreti in quella inchiesta fossero di casa e che abbiano avuto un ruolo determinante nella costituzione del gruppo d'indagine Falcone-Borsellino e nell'accompagnare nelle prime indagini la procura di Caltanissetta”, dice Fava.

Un'anomalia, quella del ruolo dei servizi nei fatti di via D'Amelio, sottolinea Fava. “Sta emergendo un ruolo del Sisde assolutamente anomalo – dice il presidente della commissione –. Anomalo perché molto dinamico e fuori dai limiti fissati dalla legge che prevede che la magistratura possa affidare solo alla polizia giudiziaria l'attività di indagine”.

E l'anomalia-servizi è entrata in diverse delle audizioni svolte fin qui dalla commissione. Sedute in cui i protagonisti dell'epoca hanno raccontato di pagine misteriose, di documenti che non si trovavano più per poi riapparire, di fatti in buona parte già affrontati nei processi come la storia dei verbali dei confronti di Vincenzo Scarantino - il pentito sulle cui dichiarazioni si costruì l'impalcatura dell'accusa che portò alle condanne poi cancellate dalle nuove indagini nissene - con quelli che lo confutavano, acquisiti agli atti molto tempo dopo.

Utile ai commissari e molto circostanziata la testimonianza dell’avvocato Rosalba Di Gregorio, che aveva difeso alcuni imputati ingiustamente accusati da Scarantino. Nei giorni scorsi è stato audito anche l'ex procuratore capo Piero Grasso. Un passaggio anche qui denso di ricostruzioni di quei fatti controversi.
“La mano che si è affiancata a quella della mafia nella strage probabilmente è la stessa mano che ha accompagnato il depistaggio”, commenta Fava alla luce di quanto raccolto fin qui nell'indagine della commissione e di quanto emerso in atti processuali. Il presidente della commissione Antimafia ricorda tra l'altro la presenza dei servizi di intelligence sul luogo della strage: “Che ci fossero uomini dei servizi cinque minuti dopo la strage è stato acquisito dalle testimonianze di due esponenti delle forze dell'ordine, seppure ascoltati solo molti anni dopo”, ricorda.
Tra i magistrati che indagarono all'epoca, la commissione ha sentito Carmelo Petralia, che ha accettato l'invito dei commissari. Annamaria Palma ha chiesto che prima si definisse l'indagine conoscitiva del Csm in atto. Non andrà a Palazzo dei Normanni invece Nino Di Matteo. Che, si apprende, ha cortesemente declinato l'invito per iscritto, ricordando di avere già parlato del caso davanti all'Antimafia nazionale.

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