Abusivismo

 

A quattro giorni dalla strage delle villetta di contrada Cavallaro, il Capo della Procura di Palermo, Ambrogio Cartosio, ha disposto un monitoraggio completo degli immobili realizzati nelle zone di fatto vietate, che si trovano nella piana del fiume Milicia e l’individuazione dei precedenti ed attuali proprietari. La procura indaga per disastro colposo e omicidio colposo contro ignoti. Da 10 anni pendeva sulla villetta di Casteldaccia un’ordinanza di demolizione emessa dagli uffici tecnici del Comune. La villetta della morte era, dunque, abusiva, visto che era stata costruita a meno di 150 metri dall’argine del torrente Milicia. Tutti sapevano che quella era una zona ad altissimo rischio alluvionale ma a nessuno è importato. Il procuratore Cartosio ha delegato gli organi investigativi a sequestrare carte e documenti relative alle concessioni edilizie degli ultimi 20 anni di quest’area. Un mistero sul perché il comune, che aveva emesso il provvedimento di abbattimento, non abbia proceduto alla demolizione della villetta abusiva, visto che il Tar di Palermo non ha mai sospeso l’ordine di demolizione, anche se i proprietari avevano fatto ricorso al tribunale amministrativo contro la demolizione. La tragedia di Casteldaccia ha messo ancora una volta in evidenza la fragilità di un sistema di gestione e pianificazione territoriale, ormai obsoleto dinnanzi ai repentini cambiamenti climatici che impongono nuove e aggiornate strategie di pianificazione, è una denuncia dell’assenza ormai decennale dell’intervento delle istituzioni, è la dimostrazione dell’approccio errato di volere avere una casa a tutti i costi. E poi c’è la pratica delle sanatorie che ha contribuito a far proliferare il cemento selvaggio, a prova dell’inadeguatezza con la quale si interviene sui temi dell’abusivismo edilizio.

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