riscossione sicilia

La Regione spende ma non incassa. L’agenzia che dovrebbe farlo è al collasso. Disorganizzazione, contenziosi, debiti incontrollabili. E i nuovi amministratori, scelti dal governo in carica, gettano la spugna. Dimissioni in blocco. Musumeci aveva confidato nell’autorevolezza dei tre membri del Cda da lui prescelti e ora deve ripartire da zero. Riscossione Sicilia è l’ultima erede di una storia tormentata che nella fase precedente ha avuto in Montepaschi il partner di riferimento. Sulla vicenda dovrebbe dire parole chiare anche l’assessore dell’Economia Gaetano Armao dal quale la società dipende. Ma proprio il vice presidente della regione è nell’occhio del ciclone per una vicenda imbarazzante che ha a che fare proprio con i trucchi attraverso i quali un debitore s’ingegna per sfuggire ai propri doveri. E lo scandalo approda al Csm, il consiglio superiore della magistratura, perché investe anche la sua compagna, Giusy Bartolozzi, di Gela, magistrato e neo deputata alla Camera di Forza Italia. Armao non ha pagato gli alimenti all’ex moglie e ha eluso decreti di sequestro del tribunale per seicento mila euro, oltre al pignoramento dell’indennità mensile di 10.600 euro. Infatti ha messo tutti i suoi beni nella disponibilità della compagna-magistrato con preliminari di compravendita per un milione e seicento mila euro e attraverso il pignoramento totale della sua indennità ad opera del partner con cui convive e che a marzo scorso ha fatto eleggere parlamentare con Forza Italia nel listino dei nominati. Armao, che ha dato prova di cosa possa fare un ricco debitore rispetto ai tentativi del creditore di ottenere le proprie spettanze, è anche colui che dovrebbe rimettere a posto Riscossione Sicilia. Cioè la società chiamata proprio a riscuotere i tributi regionali. Riuscirà nella missione?

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