pretevittoria

 

Lo scioglimento del consiglio comunale per mafia? “Una delegittimazione della creatività operosa di Vittoria, della sua attività culturale, delle sue molteplici iniziative di volontariato”. A dirlo sono i sacerdoti della città e il consiglio pastorale cittadino. Non nell’immediatezza del provvedimento ma quasi sei mesi dopo. Parole scritte, nero su bianco, in una lettera-appello alla città in cui si pongono punti fermi: “lo scioglimento non deve screditare la città tutta perché a Vittoria vivono ed operano tantissime persone oneste, laboriose e moralmente sane che rappresentano il vero volto della città”. Che “non merita alcuna penalizzazione e pregiudiziale disistima, ma apprezzamento e rispetto, perché sia messa in grado di riprendere, fiduciosa, il proprio cammino civile e morale”. I sacerdoti vanno oltre e chiedono: “l’attuale gestione amministrativa – provvisoria e straordinaria”, rimarcano – non venga esercitata in maniera sfiduciata e sospetta, più attenta a vietare che a permettere, e neanche come un vero governo dell’esistente”. E ancora: “l’attuale stato di paralisi e di abbandono può e deve essere superato. Desideriamo – affermano i sacerdoti – fare la nostra parte nella legalità e senza alcuna subordinazione alla mentalità mafiosa”. Quindi un richiamo al messaggio di Pino Puglisi e “all’urgenza di un sano sviluppo economico e di un forte contrasto alla criminalità mafiosa e alla corruzione”. La lettera appello ha rotto il silenzio di una città assopita, incapace di andare oltre l’iniziale dialettica politica tra favorevoli e contrari allo scioglimento. Nel merito non c’è stato dibattito. La città appare ancora muta e frastornata, spesso incapace di trovare i fili del dialogo con il nuovo potere istituzionale. E’ in questo vuoto che la voce della chiesa cattolica ha conquistato attenzione

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