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Il Copay-story non è finito. Dopo lo scandalo, gli arresti, anche eccellenti, il processo e le assoluzioni, c’è un’appendice civile che in questo caso vede di fronte enti pubblici territoriali, l’ex Provincia, oggi Libero consorzio dei comuni di Ragusa, e il Copai, consorzio promozione area iblea. La Corte d’Appello di Catania ha annullato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ragusa che aveva condannato l’ex Provincia di Ragusa al pagamento di due fatture per un totale di un milione e 181 mila euro per l’attività svolta per l’esecuzione di due progetti finanziati dall’assessorato regionale al Lavoro e dal ministero dell’Ambiente. Il Copai si era rivolto al Giudice di primo grado chiedendo e ottenendo l’emissione di un decreto ingiuntivo per il pagamento delle fatture ed ottenendolo. Per la Corte d’Appello non c’è prova di questo credito. Il Copai aveva chiesto il pagamento di due fatture per aver svolto attività di due progetti le cui somme necessarie non erano state accreditate dall’assessorato regionale al Lavoro e dal ministero del Lavoro e addebitava alla Provincia la responsabilità del mancato rendiconto delle spese. Lo scandalo del Copai esplose nel 2011 con tanti arresti, tra cui quello di Riccardo Minardo, allora deputato all’Ars, poi assolto al pari degli altri imputati. Nelle varie udienze gli inquirenti che erano stati ascoltati dai giudici quali teste, avevano parlato, tra l’altro, di soldi passati dal Copai a fornitori stranieri, tra cui uno della Slovenia, per l’acquisto di forniture quali arredi e computers, dal momento che le quattro società esterne che dovevano occuparsi dei pagamenti, in quanto orbitanti attorno al Copai, non avevano la disponibilità delle somme.  Il Copai aveva invece ottenuto un fido di un milione e mezzo di euro dalla Banca agricola popolare di Ragusa. Secondo gli inquirenti «Questo denaro transitava alle quattro società per il pagamento sulla carta dei fornitori, e poi ritornavano al Copai».

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