Muos

 

Tav, Tap, Muos: tre parolette, tre sigle, tre acronimi che con la forza di un uragano stanno provocando uno psicodramma collettivo tra i sostenitori del M5S.
L’alta velocità, il gasdotto e l’impianto satellitare misurano la distanza siderale tra essere opposizione ed essere governo.
Ma occupiamoci del Muos. Giorni fa Luigi Di Maio, in Sicilia, ha preannunciato importanti novità, ammiccando alla base che da sempre si batte contro l’impianto statunitense nel territorio di Niscemi.
Ma, intanto, in attesa di novità che non si sa se verranno, è lo stesso governo a gelare ogni speranza.
Elisabetta Trenta, ministro della difesa in quota 5 stelle, ha detto no alla revoca delle autorizzazioni concesse per il Muos.
E così si ripropone il vecchio clichè già visto del governo Renzi schierato a tutela del Muos e il fronte ambientalista contrario. Con il dettaglio, non irrilevante, che i 5 stelle sono sempre stati da quest’ultima parte e ora non sanno cosa fare. Basterà ricordare che il Comune di Ragusa, allora a guida pentastellata, si costituiì in giudizio dinanzi al Cga. Contro l’ultima decisione dei giudici amministrativi è stato proposto un giudizio di revocazione, con udienza fissata il 14 novembre.
Era ciò che la base del movimento attendeva. Ed ecco l’altra doccia gelata: L’avvocatura dello Stato, per conto del governo giallo-verde, dice che non c’è nulla da fare, che la revocazione è destituita di ogni fondamento e che niente e nessuno potrà fermare il Muos.
La base 5 stelle è in subbuglio. Rimane solo l’annuncio criptico di Maio: sul Muos ci saranno novità. Si, ma quali? Se il governo – su queste posizioni – sembra lo stesso di prima?

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