Muos

 

Per scoprire se il Muos - il mega impianto satellitare delle forze armate statunitensi, installato nel cuore della Sicilia, in un’area vincolata in quanto riserva, e ad appena un chilometro da un centro abitato, quello di Niscemi – facesse male alla salute, gli unici dati analizzati sono quelli forniti proprio da chi il Muos lo ha voluto fortissimamente e lo ha installato: il governo degli Stati Uniti.
Perché l’Italia, e la Regione Sicilia, non dispongono di apparecchiature idonee a seguire test in totale autonomia.
L’istituto superiore di sanità ha dato l’ok, rilevando però la necessità di controlli stringenti con tecniche aggiornate sui campi elettromagnetici creati dalle antenne Usa. Ma dal 2016, anno dell’entrata in funzione, ad ora nessun controllo è stato eseguito. L’Arpa ha solo vecchie centraline e quelle nuove che sarebbero servite rimangono ancora da acquistare.
Di conseguenza valgono i dati forniti dal governo degli Stati uniti. Dati teorici e non sperimentali.
E a nulla sono serviti gli allarmi lanciati da esperti italiani sulla gravità dei rischi.
Perfino dinanzi alla totale illegittimità della procedura autorizzativa è cambiato niente.
Ma ora...?
Ecco il nuovo scenario politico in cui tanti elettori del M5S stanno consumando uno psicodramma collettivo. Avevano creduto agli annunci e alle certezze di tanti suoi esponenti, ma ora sembra che in carica ci sia il governo di sempre. Il Muos pare che non si tocchi.
E di balletto indecente parla Claudio Fava, presidente della commissione antimafia dell’Ars, in relazione alla richiesta formulata dal ministero della difesa di nuovi lavori di manutenzione straordinaria all’interno della base. Richiesta posta alla Regione. E Fava ricorda a Musumeci che, dopo le sue opinioni contrarie al Muos, è ora di decidere da che parte stare. Come è chiamato a fare il M5S e quei suoi attivisti, qualcuno dei quali oggi è ministro in carica.

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